La stazione di Charlot

A volte quando sono in macchina, finisce, senza particolari motivi, che mi viene da fare il cambio compulsivo di stazione, alla ricerca di una canzone che mi piaccia di più. Magari è appena finita un bella canzone oppure ho appena acceso la radio e parlano troppo oppure ne passano una che non è brutta, davvero, però me ne frego e cambio che non è quello che interessa me. La maggior parte delle volte in cui cambio stazione non so bene cosa sto cercando di fare, infatti, capito su una canzone che mi piace e mi fermo, che poi spesso è già a metà, per via del fattore compulsivo appunto. 

In alcuni momenti, con i libri è uguale. Inizi, poi non ti prendono e li mollo e magari ne hai una serie in attesa e non sai da quale cominciare e li scarti tutti per poi ricominciare il giro. E li interrompi, gli azzeri la possibilità di rivelarsi, li chiudi, alla ricerca di quello che invece possa essere la rivelazione. Quello preciso, perfetto che in quel momento ti va, ci sta. Per esempio io ne ho quattro in attesa e ho iniziato e chiuso i primi tre senza pietà. E poi sono cascata dentro L'ultimo ballo di Charlot (Fabio Stassi, Sellerio, 2012), dall'inizio però. E mi sono fermata.

Licia Ambu

Pensa che avere una sola personalità sia uno spreco di spazio. In fase di definizione a ciclo continuo, ama in ordine sparso nonché intercambiabile un sacco di cose.

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