La verità è della moglie morta

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Avevamo studiato per l'aldilà
un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi provo a modularlo nella speranza
che tutti siamo già morti senza saperlo.

Questo scrive Eugenio Montale in Xenia parlando alla moglie deceduta. La possibilità di essere morti senza saperlo riempie di terrore e meraviglia. La possibilità dell'incoscienza diventa diagonale, interessando tanto la vita quanto la morte. Arthur Schopenhauer parla di un velo di Maya che nasconde la realtà, il noumeno, rendendo i fenomeni del mondo poco più di un sogno, rappresentazioni puramente soggettive. Tipo il mito della caverna di Platone, per intenderci: vediamo ombre proiettate sul muro e pensiamo sia la realtà.

Viene da domandarsi se occorra difendersi dalla realtà. La risposta più ovvia è sì, occorre difendersi, da quella esterna e da quella interna. Non a caso ci relazioniamo con il mondo attraverso schemi mentali protetti da meccanismi di difesa. A giudicare dal funzionamento della nostra mente sembra che ci siamo evoluti sulla base di un rapporto con la realtà che è una guerra e certamente non una passeggiata per i campi. «La rivoluzione non è un pranzo di gala» disse Mao Tse-tung, che poi invase il Tibet, ma questa è un'altra storia. A quanto pare neanche la realtà è un pranzo di gala. Il senso dell'Illuminazione, nei canoni buddhisti, è questo: accettare la realtà, superare le contraddizioni, divenire perfettamente coscienti. Solo allora non occorrerà studiare segnali di riconoscimento.

La luce dell'Illuminazione e quella che proietta ombre nella caverna platonica è assimilabile alla Verità. Quello di Verità è un concetto complesso. La si può intendere come funzione, per semplificare la questione. La Verità non è direttamente osservabile, ma si manifesta nella capacità di rendere la Realtà, con la erre maiuscola, se non manifesta almeno pensabile. Io mi accontento della definizione di Morgan, secondo cui la «verità si mostra solamente a chi sa sopportarla» e «non è nei fatti ma nei sentimenti». Forse una definizione poco rigorosa, ma se si accetta di essere ricoperti dal velo di Maya il concetto stesso di rigore diviene relativo. Ad avvicinarsi alla realtà, o alla verità, anche se per poca cosa, è allora per Montale di nuovo la moglie:

[…] Erano ingenui
quei furbi e non sapevano
di essere loro il tuo zimbello:
di esser visti anche al buio e smascherati
da un tuo senso infallibile, dal tuo
radar di pipistrello.

Alessandro Pollini

Alessandro Pollini

Alessandro Pollini vive con il cane Plauto. Legge, ascolta, beve. Poi scrive (cose) ed evita (gente). Preferisce il cane alle relazioni d'amore e le relazioni d'amore a tutto il resto.

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