L’ignoranza del meno uno è doppia

Apri un libro, te lo leggi, lo chiudi e sei a meno uno. A voi succede?

Insomma si sa, uno finisce di leggersi l'ultimo libro e così sale a uno in più la quota mensile, settimanale, annuale, vitale, anobiiana. Ricche argomentazioni nello stile sono sul pezzo all'aperitivo, al caffè col collega davanti alle macchinette automatiche oppure così lo puoi indicare nella libreria quando vai con gli amici tra gli ultimi usciti e tu dici già l'ho letto. Eppure il senso d'ignoranza avanza. 

Un po' come quando a scuola studi un capitolo nelle prime settimane, che ti ci impegni un sacco per partire bene ed essere l'orgoglio del binomio casa-famiglia e lo sai perfetto, anche le didascalie, ma alla fine ti resta ancora tutto un libro prima che davvero si possa capire tutto quello che già hai studiato.

E più il libro è corto più ti frega. E sì, perchè le cose brevi lasciano più spazio da riempire a te, alle volte. L'ultimo libro di De Luca, La doppia vita dei numeri (Feltrinelli, 2012) per esempio è brevissimo che ci vuole poco a finirlo. E quando però l'hai finito o mentre lo svolgi è pieno di roba e piani così diversi che tutti finiscono per arrivare alla benedetta storia della tombola ma per quante strade diverse. Tutte queste voci che stanno lì a imbottire anche l'orecchio tuo.

Capodanno e Napoli carica le batterie per la pirotecnica finale. In una stanza giocano a tombola in due, fratello e sorella, ma apparecchiano per quattro. E le presenze arrivano, da un oltremare del tempo

Sono in due, ma in verità in quattro che s'intrecciano le vicende ma restano parallele e già potremmo far notte solo tra numeri, presenze, oltremare del tempo (una definizione che altrimenti sarebbe riduttivo spiegare) e legami familiari con implicazioni a seguire. E poi i numeri estratti,

mamma: crede che noi abbiamo il potere di far uscire i numeri. I numeri siamo noi e veniamo estratti ogni volta che uno si ricorda di noi e ci nomina.

Che ogni numero è una storia e noi siamo i numeri. Quindi, sono 69 pagine all'incirca e lo chiudi e ti rimane questo gran senso di vuoto. Mica in senso esistenziale, proprio in senso di spazi da colmare.

Licia Ambu

Pensa che avere una sola personalità sia uno spreco di spazio. In fase di definizione a ciclo continuo, ama in ordine sparso nonché intercambiabile un sacco di cose.

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