Non esistono materie belle o brutte

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Le discipline non si dividono in belle o brutte; si dividono piuttosto in quelle che ti permettono di dire – e di pensare – cose intelligenti e quelle che non lo fanno. Semiotica… sì. Sociologia… no, tanto per fare un esempio. Si può applicare la stessa formula a una persona, al lavoro di un intellettuale? Sì.

Roland Barthes, probabilmente il più grande genio umanistico/letterario del secolo scorso, nella sua Grana della voce assurge a disciplina, si reifica diventando qualcosa (un’istanza, un organon o quant’altro) che, costituendosi in un corpus eterogeneo di interviste, ti permette di dire – e di pensare – cose intelligentissime, e fare bella figura con i tuoi amici.

Qual è la tua materia preferita? Roland Barthes, rispondo.

Jacopo Cirillo

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

4 Commenti
  1. “Le discipline non si dividono in belle o brutte; si dividono piuttosto in quelle che ti permettono di dire – e di pensare – cose intelligenti e quelle che non lo fanno.Semiotica… sì. Sociologia… no, tanto per fare un esempio. ”

    Sei sicuro che dipende dalla disciplina? quindi secondo te…

    Max Weber
    Theodor W. Adorno
    Emile Durkheim
    Niklas Luhmann
    Jürgen Habermas
    Erving Goffman
    Erich Fromm

    tanto per citarne alcuni…

    dicevano cose poco intelligenti?

    Ma ti rendi conto ogni di cosa scrivi?

  2. Non mi si fraintenda. Qui non si sta sostenendo che la sociologia non dice cose intelligenti, anzi, tutto il contrario!
    Qui si dice solo che la sociologia permette molto meno della semiotica di dire cose intelligenti a partire (e allontanandosi) da essa.

    La semiotica, o almeno un certo tipo, è molto occamistica, usa cioè poche categorie e lascia molto spazio all’analista (non si moltiplicano gli enti senza necessità). La sociologia, al contrario, mi pare permetta meno spazio di manovra, e questo, si badi, lungi da essere una critica. Non ho mai sostenuto infatti che un sociologo dicesse cose poco intelligenti (e sfido chiunque a trovarne riferimento in ciò che ho scritto).

    L’etica protestante e lo spirito del capitalismo di Weber è meraviglioso e intelligentissimo ma, dal punto di vista in esame, strutturato e dimostrato in modo rigoroso, di modo che di esso si possa al limite assentire o che lo si possa riprendere.

    Se leggi Barthes o, di più, Peirce e Deleuze, è tutto un divenire che zampilla, è tutto una continua serie di sentieri che si biforcano, di categorie aperte, quasi da farti flippare il cervello!

    Questa è la differenza che, in un piccolo esempio in un inciso, volevo intendere. Tutto qui.

  3. “Le discipline non si dividono in belle o brutte; si dividono piuttosto in quelle che ti permettono di dire – e di pensare – cose intelligenti e quelle che non lo fanno. Semiotica… sì. Sociologia… no, tanto per fare un esempio.”

    Questo è quello che tu scrivi e questo è quello che io leggo…che la semiotica ti PERMETTE di dire e pensare cose intelligenti e la sociologia no, o come hai ribadito in seguito “permette molto meno della semiotica di dire cose intelligenti a partire (e allontanandosi) da essa”.
    Seguendo la tua logica e senza una strutturata critica si arriva alla mia conclusione. Ovviamente sbagliata.

    Non sono polemico ma perplesso da quello che scrivi e te lo faccio presente.

    Una mia breve e personale visione degli ultimi autori da te citati Peirce e Deleuze.

    Il primo è principalmente un logico matematico che non mi sembra si muova in modo flippante, ma al contrario molto strutturato e soprattutto utilizza un numero abbastanza ampio di categorie. Tanto che tirar fuori le sue categorie e isolarle dal sistema logico all’interno del quale vivono può portare a dei grandi strafalcioni o a snaturarne il suo ampio lavoro.

    Il secondo è prettamente un filosofo molto vicino alle questioni linguistiche e semiologiche (Saussure, Bachtin, Blanchot, Hjelmslev e lo stesso Peirce) ma dubito che la sua intelligenza, o il suo fascino intellettuale derivi dal suo interesse per la semiotica.

    Ribadisco, non voglio polemizzare ma mettere in luce degli aspetti da te tirati in ballo che mi sono sembrati avventati.