Senilità galoppante

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Ora, è risaputo che scrivere dialoghi realistici sia una delle cose più difficili del mestiere, perché bisogna bilanciare l’incoerenza e la sconclusionatezza delle interazioni quotidiane con l’esposizione piana e organica propria di un libro. Se si trascrivesse una vera conversazione sentita per strada o al bar, sarebbe illeggibile. Sandor Marai però, che immagino uomo noiosissimo, fa parlare il suo personaggio delle Braci come un attore che recita una piéce un po’ troppo pretenziosa per il teatro popolare in cui si sta esibendo.

Leggendo un dialogo si sincronizza quasi perfettamente il tempo reale di lettura con il tempo finzionale del discorso, di modo che se impiego tre ore a leggere la loro conversazione, in un mondo possibile in cui si è veramente svolta sarà durata all’incirca lo stesso tempo.

Il vecchio e sclerotico generale Henrik (ce l’ha col suo amico da quarant’anni praticamente senza nessun motivo se non la senilità galoppante) dimostra allora di possedere il rigore verbale, la ferrea capacità logica e la prestanza fisica necessarie per sostenere una conversazione di svariate ore senza un cedimento, un refuso, un colpo di tosse.

Forse questa è l’unica cosa più incredibile del successo acclamato del libro.

Jacopo Cirillo

Jacopo Cirillo

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