confessioni SentireascoltareDiagonali/ Sentireascoltare

Quando si ascolta la propria voce registrata, è sempre un po’ strano. Non sembra la propria, è brutta, diversa, Non avrò mica quella voce lì? La voce è diversa perché uno di solito se la sente da dentro, dalle ossa, ed è costretto ad ascoltarla da fuori. Nelle autobiografie sembra succedere la stessa cosa. Ognuno la vita se la vive dal di dentro e dev’essere ben strano leggersela da fuori. Deve sembrare altra da sé, pur essendo IL sé.

De Quincey poi parla di se stesso sotto l’effetto dell’oppio, ribattendo dunque lo straniamento dell’essere fuori di sé pur vivendo. Quindi, vuoi forse dire che in un’autobiografia scritta fuori di sé (la droga), che è anche costitutivamente fuori dal sé (la voce), queste due dinamiche si elidono e quello che viene fuori è la verità senza pieghe o ribattimenti? No, certo che no.

Thomas De Quincey – Confessioni di un oppiomane, Garzanti

Jacopo Cirillo