Siamo quello che leggiamo

I lettori possono diventare cavie di un esperimento? Sembra proprio di si. Lo sanno tutti, i libri sono il cibo della mente. E questo lo dice anche chi non legge e ha il cervello a dieta (denutrito, non sottile). Oggi siamo in grado di aggiungere: siamo quello che leggiamo. Lo affermano i ricercatori canadesi Geoff Kaufman e Lisa Libby che hanno condotto un'interessante ricerca sugli effetti della lettura. Le cavie, gli immancabili studenti universitari, sono state rinchiuse in cubicoli ricoperti di specchi . . . a leggere. Riemersi dal cubicolo, posti di fronte a una scelta, gli studenti si comportavano come avrebbe fatto il personaggio del libro letto. In sintesi, la ricerca mostra che quando leggiamo si crea una grande empatia con il protagonista e il suo comportamento nel romanzo può condizionare e modificare il nostro nella vita reale.

Un esempio di empatia in letteratura: Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde. Un romanzo diabolico, il libro giallo, dono del malvagio Lord Henry Wotton, agisce sulla volontà di Dorian come un veleno:

per molti anni Dorian Gray non poté liberarsi dall'influenza di quel libro, e forse sarebbe più giusto dire che non cercò mai di liberarsene. [. . . ] A volte sembrava a Dorian Gray che tutta quanta la storia fosse soltanto il racconto della sua stessa vita, non come l'aveva vissuta negli atti e nelle circostanze, ma come la sua immaginazione l'aveva creata per lui, come si era svolta nel suo cervello e nelle sue passioni. 

Mi raccomando allora, scegliete con cura cosa leggere\essere. Pensate in quanti scenari (apocalittici e non) potreste ritrovarvi vostro malgrado. Per intenderci: avete appena finito di leggere L’amante di Lady Chatterly? Attenti al giardiniere. Finito Lo Hobbit?Partite per un'avventura. Ultima pagina di Io e te? Vi chiudete in cantina e non andate a sciare.

Giovanna Iorio

“Avere la libertà di parola non è abbastanza. Bisogna imparare a parlare liberamente.” C. Hitchens

3 Commenti