Felisberto Hernández | Terre della memoria

È normale, quando la paternità della chiosa è di Italo Calvino, aggiungere una virgola, casomai toglierla: tempo sprecato.

 

Sennonché, diciamolo: ogni volta che si tenta di scrivere qualcosa a proposito di Felisberto Hernández risuona l'intonatissima accordatura Calvino e allora non assomiglia a nessuno, a nessuno degli europei, a nessuno dei latinoamericani, si presenta inconfondibile a ogni apertura di pagina.

 

Tutto vero e tutto trito, quantitativamente, sia mai.

 

cover_terredellamemoriaTerre della memoria, ultimo libro di Felisberto Hernández tradotto da Francesca Lazzarato per i tipi de La Nuova Frontiera, mi fa venire in mente l'infanzia e le robe che ricordiamo dell'infanzia e le robe che guardavamo dall'infanzia, dal di dentro dell'infanzia, condizione che dovrebbe essere tanto privilegiata quanto irripetibile.

 

Cortázar diceva che i bambini sono pura intuizione. Assorbono gli accadimenti in una misura che è quantomai vicina alla loro essenza, al loro nucleo.

 

Nicanor Parra, un passaggio della poesia Último brindis: El ayer es ayer | Nos pertenece sólo en el recuerdo: | A la rosa que ya se deshojó | No se le puede sacar otro pétalo.

 

E poi Ligabue, il cantante (ultimamente va un casino associare la cultura "alta" a quella "meno alta", del tipo leggo i latinoamericani, d'accordo, ma il mio segnalibro è la pagina della Gazzetta con le quotazioni del fantacalcio), e la frase è quella degli occhi del bambino, quelli non li danno proprio indietro mai.

 

Cerco di dire che Felisberto Hernández gli occhi del bambino non li ha mai restituiti.

 

Sto cercando di dire che l'unicità di Felisberto Hernández è scrivere con gli occhi del bambino, attraverso pure intuizioni. Felisberto Hernández è la rosa a cui Parra non chiedeva altro petalo (ma del resto Parra è un poeta, anzi, un antipoeta).

 

Leggere Hernández è scandagliare il fondo di quella risacca cui veniamo catapultati e che ci sembra un sogno; i racconti di Hernández, dimensione onirica se ce n'è una, sono disallineanti, potremmo dire stranianti; c'è anima dappertutto, tutto palpita, tutto vive.

 

Se fossi un maestro delle scuole elementari imporrei ai miei alunni di leggere un qualunque libro di Felisberto Hernández, chiederei loro di spiegarmelo, di parlarmene. E metterei a tutti il massimo dei voti.

 

Ma non vorrei essere frainteso.

Felisberto Hernández ha scritto libri per bambini? Felisberto Hernández scrive come un bambino nel senso che scrive male? Quello non era Roberto Arlt? Lo sai che i libri per bambini sono questioni piuttosto serie? Lo sai che Madonna ha scritto un libro per bambini? Lo sai che Madonna è piuttosto seria? Lo sai che Madonna è in dissing con Fabio Fazio?

(chi non è in dissing con Fabio Fazio?)

 

Per esempio Picasso: “Ho impiegato vent'anni per imparare a dipingere come un artista; una vita intera per imparare a dipingere come un bambino”.

Ecco, Felisberto Hernández, secondo me, questa roba non ha dovuto impararla.

 

“Lo sto suonando domani”, diceva un memorabile personaggio cortázariano de Il Persecutore, Charlie Parker look-alike.

“Lo sto scrivendo ieri”, invece, è quello che dice Felisberto Hernández in Terre della Memoria.

Un racconto postumo.

È logico.

 

Felisberto Hernández, Terre della memoria, La Nuova Frontiera, 175 pagine.

 

Andrea Meregalli

Vivo con Isabella e Arturo Bandini. Lavoro come giornalista freelance aka una maniera edulcorata di lavorare come giornalista precario. Faccio gli articoli e i siti e i social e i comunicati stampa e gli speech e il seo e la seo: parità di genere. Ho un blog di letteratura e ho scritto un libro, come tutti.

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