Hansel, Gretel e l’economia

Pozioni 4

Non sono mai stato attratto dai dolci, tranne che dai marshmallow. Mi piaceva mangiarli e mi piace, ancora, il suono della parola marshmallow. Marshmallow è proprio una parola che sembra di averla in bocca, quasi di masticarla.  “Mamma, mi compri i marshmallow?” No. Beh, pazienza, me li compravo da solo, i marshmallow. Però non li ho mai abbrustoliti al fuoco e, me ne rendo conto, è come non aver finto di reggere la torre di Pisa in una foto. Ma si sopravvive. Quasi sempre.

Se, putacaso, una strega avesse voluto mangiarmi, avrebbe costruito tutta una casa di marshmallow. Problemi seri, mica scherzi: prendete i nostri cari Hansel e Gretel e guardate dove si sono cacciati a causa della loro golosità. Non che uno va a pensare che una casa, in mezzo ad un bosco, costruita con focacce e dolciumi sia in realtà la trappola di una strega, eppure… La storia la conosciamo: i genitori li hanno abbandonati nel bosco, perché non potevano sfamarli. Così i nostri cari, invece che demoralizzarsi, hanno deciso di mettersi alla ricerca di cibo e affetto.

Il terzo giorno, quand'ebbero camminato fino a mezzogiorno, giunsero a una casina fatta di pane e ricoperta di focaccia, con le finestre di zucchero trasparente. "Ci siederemo qui e mangeremo a sazietà," disse Hänsel. "Io mangerò un pezzo di tetto; tu, Gretel, mangia un pezzo di finestra: è dolce." Quando Gretel incominciò a rosicchiare lo zucchero, una voce sottile gridò dall'interno: "Chi mi mangia la casina zuccherosa e sopraffina?"

I piccolo Hansel viene quindi messo all’ingrasso, mentre la giovane Gretel fa da sguattera alla Strega. E tutto per quella promessa di felicità rappresentata da una casa di glucosio e carboidrati. Ora, voi direte che noi di Finzioni siamo troppo creativi, ma io, nella strega, ci vedo proprio l’attuale crisi economica. La casa è la promessa neoliberista di una diffusa ricchezza per tutti, così dal nulla, grazie alla deregolamentazione dei mercati finanziari.

Hansel e Gretel siamo noi, in parte messi all’ingrasso, in parte sfruttati dal sistema economico. Gretel sono i contratti precari, i lavoratori cinesi della Apple, i cassaintegrati italiani, chi aveva le azioni della parmalat, ma anche chi ipotizzava un calcio non truccato da Moggi e soci. Hansel è la vittima di un edge fund statunitense, o del tasso usuraio di mutuo subprime, o di una bolla speculativa nata dal future dell’andamento del PIL greco. I genitori sono i ministri dell’economia, ma anche le varie banche centrali e le agenzie di rating e la Consob; degli inetti totali, nel migliore dei casi, o dei complici, nel peggiore.

Dunque, cari lettori creativi, che fare? Gretel si sbarazza della Strega gettandola nella fornace dove voleva abbrustolire Hansel, ma noi che possiamo imparare, questa volta, dal cibo? I fratelli Grimm hanno fatto tanto, perché c’hanno messo in guardia. Ci hanno ricordato che non esistono case col tetto di focaccia e le finestre di zucchero. O che, e se esistono, sono delle belle gatte da pelare.

Andrea H. Sesta

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

3 Commenti
  1. Bell’articolo a parte la citazione di Moggi senza citare Moratti. Ci sono cose più serie della fede calcistica.

  2. Non vorrei entrare in polemica, anche perché non c’era nessuna provocazione nelle mie parole: non stavo parlando di calcio, ma della sentenza di primo grado che condanna Luciano Moggi a 5 anni e 4 mesi di reclusione.
    Quando condanneranno Moratti, se sarà il caso, parlerò anche di quello.