In psichiatria è definita Sindrome di Stoccolma la condizione psicologica nella quale le vittime di un sequestro arrivano a sviluppare, dopo un determinato periodo di tempo, sentimenti positivi nei confronti del sequestratore arrivando, in alcuni casi, addirittura all'innamoramento.
Per gli psichiatri (e per i media) il concetto di Sindrome di Stoccolma nasce nel 1973, grazie ad un criminologo svedese che usa l'espressione per commentare le vicende della rapina (con annesso sequestro) alla Kreditbanken di Stoccolma. Noi, però, abbiamo una mezza prova che la sindrome di Stoccolma non sia affatto una cosa moderna, e la prova in questione è nientepocodimeno che una fiaba pubblicata per la prima volta nel 1756: La Bella e la Bestia (che poi è diventata anche uno dei più belli cartoni animati della Disney, ma questa è un'altra storia).
Riepiloghiamo in brevissimo la storia per i pochi alieni che non la conoscono: il padre di Belle parte per un viaggio e chiede a lei e alle sue sorelle che regali desiderano. Belle, siccome è l'eroina carina, buona, semplice e modesta, a differenza delle sorelle che chiedono vestiti e gioielli, chiede solo una rosa. Il padre, durante una tempesta di neve si rifugia in un castello apparentemente abbandonato. Si mette a gironzolare nel castello, che da come è arredato e pulito sembra tutt'altro che abbandonato, e trova un giardino con delle rose che corrispondono esattamente (ma guarda un po'!) alle richieste della figlia. Ne coglie una, ma arriva il proprietario che è una Bestia mostruosa e gli dice che gli avrebbe risparmiato la vita se e solo se gli avesse dato in ostaggio la figlia. Dopo varie vicissitudini, Belle accetta di andare al castello e di finire ostaggio della Bestia e, ovviamente, scopre che in realtà è buono e gentile (e pure un bel tocco di figo, considerando che — spoiler — è un principe sotto incantesimo) e se ne innamora. Felici, contenti, eccetera eccetera.
Torniamo alla sindrome di Stoccolma. Punto uno: la Bestia era semplicemente un mostro per l'aspetto fisico (in stile Gobbo di Notre-Dame, per intenderci) o era una specie di Barbablù/Marchese de Sade in versione edulcorata? Da come viene descritto nella prima parte della storia e soprattutto dall'uso del termine "Bestia", che indicherebbe (secondo alcune riletture psicoanalitiche della fiaba) una vera e propria traccia caratteriale, costituita da istintività, facilità a cedere alle pulsioni ferine e via discorrendo. Fatto sta che Belle, che all'inizio, ovviamente, è spaventata dal presunto mostro a cui è andata in ostaggio, come nel più classico dei casi di sindrome di Stoccolma inizia ad autoconvincersi (e a convincere la Bestia) che in realtà ha un animo buono, gentile, ecc. ecc. ecc. e alla fine se ne innamora, addirittura (tutto questo processo, più che nella fiaba classica, è evidente in una famosissima canzone della colonna sonora del film Disney).
Non essendo in possesso di macchine del tempo e simili, non saremo mai in grado di verificare se la nostra ipotesi che La Bella e la Bestia sia ispirata ad un caso di cronaca storico, con sequestro e sindrome di Stoccolma ante-litteram. Possiamo, però, lanciare a voi lettori (e a noi stessi) un'altra ipotesi/suggestione: e se Thomas Harris l'avesse letta e usata come ispirazione per tirare fuori la Bestia affascinante e la Bella affascinata dalla Bestia più famosi della storia della letteratura "per adulti" (e del cinema)?
Eve Blissett







Mica facile rispondere, ho appena messo a letto la bambina, riposto Peter Pan, e sono al secondo gin tonic..