Pozioni 7
Guardando i vari talent show culinari viene da domandarsi che fine faccia tutto quel cibo. Se lo mangiano sempre fino in fondo? Alcuni di voi diranno “beh, Chef Ramsay ha un ristorante…” Sì, ok, ma i cibi di Master Chef e quelli de La Prova del Cuoco? O tutte le pietanze che prepara Alessandro Borghese?
Immagino che a domanda, le varie redazioni dei programmi risponderebbero con “ma ovvio che mangiamo tutto”. E del resto non vedo perché non fidarmi. Però il tema di fondo resta: ogni giorno sprechiamo tonnellate di cibo. Non sto dicendo che voi lettori di Finzioni sprecate tonnellate di cibo (state già pensando allo Chef Tony, vero?), sto dicendo che in Italia, ogni giorno vengono buttati via 3500 tonnellate di cibo. Ogni anno diventano 1,3 milioni di tonnellate, mica scherzi.
Uno spreco vergognoso, innanzitutto. Una tragica perdita, in secondo luogo. Se solo ci fermassimo a considerare il valore del cibo. Ad esempio:
L'anno scorso a Pasqua, in casa del professor Tibolla, dall'uovo di cioccolata sapete cosa saltò fuori? Sorpresa: un pulcino cosmico, simile in tutto ai pulcini terrestri, ma con un berretto da capitano in testa e un'antenna della televisione sul berretto. […]
- Cosa, cosa? – fece il professore. – Forse noi non li educhiamo bene i nostri bambini?
Rispose il pulcino – Mica tanto. Primo, non li abituate all'idea che dovranno viaggiare tra le stelle; secondo, non insegnate loro che sono cittadini dell'universo; terzo, non insegnate loro che la parola nemico, fuori della Terra, non esiste;
Ce lo racconta Gianni Rodari in una delle Favole al telefono, Il pulcino cosmico. Nella favola il pulcino bacchetta un po’ i costumi dei terrestri, perché sono arretrati: fuori dalla Terra non esistono parole come “nemico” e i gradi militari vanno al contrario. Il più importante è il cittadino semplice, e via diminuendo. Nel loro mondo, Marte ottavo, il capitano Schettino varebbe meno ancora del valore che ora gli diamo.
Permettete un consiglio: da oggi, ogni volta che vi capiterà di vedere del cibo avanzato, per tornare al nostro discorso sul valore del cibo, e sulla malaugurata abitudine allo spreco, considerate ogni boccone come un’occasione persa, una correzione mancata, un’opportunità svanita nella pattumiera del consumismo. E a quelli di voi che stanno pensando che non accetterebbero consigli da un pulcino extraterrestre sbucato fuori da un uovo di Pasqua, rispondo con le parole del grande oratore Calimero:
"Tutti ce l'hanno con me perché sono piccolo e nero… è un'ingiustizia però".
Andrea H. Sesta
Tag:Andrea Sesta, chef, feat-libri, Finzioni Kids






Dalla giapponesologa Stefania Cutini mi è arrivata la truduzione della scritta presente nella foto.
“Dal giorno in cui sono nato, mangio donburi meshi”. Il Donburi mi ha detto che è carne e riso, mentre meshi significa mescolati. Per vostra informazione la dottoressa di cui sopra ha anche riportato i caratteri: (che è scritto nella seconda colonna da destra)
どんぶりめし.