Argomentare le sinapsi

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I Lunedì Metaletterari / Argomentare le sinapsi

Ricordavo un amore romantico. Forse perché si chiamava Beatrice, forse perché alla fine se ne stanno loro due soli su di una satellite di Saturno. Dopo anni, riprendo in mano quel libro e  mi accorgo che la mongolfiera non c’era (tema caro a Finzioni), anzi, non si scorgeva neanche un biciclo. Lasciamo perdere Verne e torniamo a Le sirene di titano di Kurt Vunnegut (Eleuthera, € 16,00): quel che avevo catalogato come “amore romantico” altro non era che il prodotto di un’alcolica violenza carnale perpetrata dal protagonista a Beatrice su di una nave interplanetaria.

Ora, finchè in molti ricordiamo una mongolfiera questa subisce un fenomeno di concrezione e viene ad esercitare un influsso su ciò che è reale (chi sta pensando alla religione se ne assuma la responsabilità); quando invece si rimane soli a vedere ciò che non c’è o si è pazzi o si ha bisogno di smettere/iniziare con qualcosa (rispettivamente potrebbe supporsi: oppiacei/Omega 3). Uscire da questa caverna platonica è possibile solo attraverso il confronto (chi vuol leggere conflitto è libero di farlo). Queste righe sono una sortita. Volevo un contraltare ai tristi amori borghesi presenti in Cinque Romanzi brevi e altri racconti (Einaudi, al tempo £ 18.000) della Ginzburg. Ricordavo nel libro di Vunnegut – pieno di “Infundiboli cronisinclastici”, attori egocentrici e annoiati alla ricerca di forti emozioni, ricchi onniscienti e onnipotenti come Dio – un amore capace di bilanciare l’incomunicabilità nei rapporti, la solitudine ontologica e i rattoppi esistenziali descritti dalla Ginzburg. Consapevole del carattere beffardo e lunatico delle mie sinapsi, prima di entrare in conflitto con voi – amati e detestati lettori –, ho verificato quanto il contraltare poggiasse su solide fondamenta. Sabbia.

Concludendo. Uno: il confronto/conflitto ti cava dalla caverna. Due: le sinapsi solo apparentemente sbagliano: in questo caso l’amore romantico non esisteva, ma il contraltare rimaneva: da una parte piccole e frigide bassezze terrestri dall’altra stupri volitivi e intergalattici. Tre: se le argomentazioni si smontano come il meccano allora parla del come e del perchè si smontano; avrai ancora qualcosa da dire. In ultimo un ringraziamento a Schopenhauer che nell’Arte di ottenere ragione (Adelphi, € 8,00) mi ricorda che se in un confronto ci si accorge della superiorità dell’avversario e si ha torto allora non restano che gl’insulti.

Datemi torto, dopo tutto questo elucubrare ho una gran voglia di insultare.

Matteo Poppi

Matteo Poppi

Matteo Poppi ha frequentato le elementari Garibaldi per finire con il cranio squassato sulle opere di Hegel. Si affida al buon vino, al fritto pesante e alle parole taciute.

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