Cadute di stile: la noia dell’essere (e del voler diventare) scrittori

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Inizio anno, tempi cupi e nebbiosi, gravati dal freddo e da quel bagaglio di buoni propositi che ci si porta dietro dall'anno passato, e che (lo sappiamo) saranno sistematicamente disattesi. Nella lista, spicca in pole position la voce: “scrivere di più, scrivere ogni giorno”. Se ci fossero ancora le macchine da scrivere la mia casa sarebbe un castello di cassetti colmi di manoscritti incompiuti. Il problema è che questa volta l'ho presa sul serio, la mia missione di scrivere.

Prima di tutto prendo appunti: sul treno, a casa, nei bar, come fece Georges Perec nel 1974, incollandosi alle sedie dei caffè di Parigi per tre giorni, con l'unico intento di descrivere ciò che vedeva, elencando persone, auto, mezzi pubblici, piccioni (Tentativo di esaurimento di un luogo parigino, Voland, 2011). Qualsiasi cosa io veda potrebbe diventare uno spunto per un racconto, perciò scruto le persone avida di speranza, per scoprire il loro potenziale letterario, ossia in che modo posso convertirle in personaggi degni di nota, cosa posso prendere e cosa buttare. Per questo mi trasformo in attenta ascoltatrice e mi sorprendo ad origliare dietro alle porte e a fare domande imbarazzanti nel bel mezzo di una conversazione.

Poi arriva la fase creativa, dove la lampadina si accende e non vedo l'ora di potermi sedere al tavolo di casa mia e buttare giù di getto l'incipit perfetto. Non importa se il frigo è vuoto, se gli amici insistono per portarmi fuori, se sto perdendo il treno per l'ennesima volta. Quello che devo fare è finire il mio libro e devo farlo qui, in questa casa, altrimenti perdo l'ispirazione. Ogni tanto ho il terrore di finire come Lesser, il protagonista del romanzo di Bernard Malamud Gli inquilini (Minimum Fax, 2008), con un rivale agguerrito proprio nell'altra stanza, che va più forte di me e per il quale non riesco a provare nient'altro che fastidio. Ovviamente lo temo tanto per il fatto che potrebbe essere più bravo di me, ma anche perché so che la lettrice che è in me potrebbe prevalere, e sarei irrimediabilmente risucchiata dalle sue pagine, mi metterei avidamente a collezionare gli scarti nel suo cestino della spazzatura per scoprire tutto su di lui (Scarti, Héctor Abad Faciolince, Bollati Boringhieri, 2007).

Infine, dopo essermi resa conto della follia di tutto ciò, esco e mi do all'alcool. Domani stenderò un altro incipit e se mi andrà scriverò un libro tutto fatto di incipit. Se una notte d'inverno un viaggiatore è già stato scritto, ok, volevo barare. Forse è meglio se rimango ancora per un po' solo una lettrice.

Cristina Patregnani

Ho tre capisaldi: i libri, i miei quaderni e la drum'n'bass. Millanto un'origine messicana per infastidire i milanesi e ho almeno un'ossessione nuova a settimana.

3 Commenti
  1. Mi ritrovo in questo strano personaggio ansiotico dell’aspirante scrittore, poi mi ricordo che non voglio diventare scrittrice ma solo scrivere e mi rilasso.

    Grazie per i velati consigli di lettura 😀