I sessanta centimetri di Perec

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I Lunedi Metaletterari / I sessanta centimetri di Perec

C’è il sole. Fanno trentacinque gradi e vogliamo, all’unanimità, andare in vacanza. A livello spirituale in modo prepotente, tra l’altro. Ovvero, non ci va di fare niente. Possiamo andare al mare. O al fiume. Insomma, da qualche parte, in qualche spazio. Appunto. Lo spazio. Entità. Luogo. Uno spazio vicino, che so, il litorale o il lago a un’ora da casa. Spazi che esistono in quanto abitati. (Esisterebbero lo stesso, ma questo è un altro discorso…) Per esempio, dice Perec (Specie di spazi, Bollati boringhieri 1989, pp.111): le città, le campagne o un giardino pubblico, sono spazi vicini. E vivere è passare da uno spazio all’altro, continua. Sopravvivere al caldo è passare dalla città ad altro spazio, dico. E mi porto un libro: uno spazio occupato da parole. Spazio scritto. In sé e per sé nulla di sconosciuto. Lo spazio, diamine, che si può dire? Invece no! Metti che per caso ti porti proprio il libro di Perec, ad esempio. Un soggetto che per una quisquilia del genere è capace che ti genera l’universo. In quella specie di superlativo attimo che compone la sua creazione: ti prende, ti sbatte davanti ad una pagina e tira fuori lo scibile.

Lo spazio inventario e quello inventato, dice, comincia sulla carta. Eccolo a rispolverare vecchie letture come il Petit Larousse Illustré, una roba che in 60 cm quadrati ci racchiudeva 65 termini geografici, ricorda. Cioè, tu apri la pagina di questo volume e strabordano oasi, ruscelli, sorgenti, foce estuario. Bastano semplici parole e arrivano deserti, isole, anche l’arcipelago, perdinci! Diamoci il tempo di coordinare le riflessioni metafisiche, perché poi è l’ora di Borges. Poteva mai mancare in un momento così Borges? Quell’Aleph (Feltrinelli 2003, pp.188), che è tutti i luoghi? E full optional anche: da ogni prospettiva! Metaluogo per la memoria ciclica e cumulativa, un alfabeto con dentro tutto, dice Perec, scrive Perec, quindi è un po’ come se dicesse (no?). L’abc del mondo. Il mondo in un abc. In 60 cm quadrati (vedi sopra). Guida sempre Perec e tu, nel mentre, puoi scrivere le tue annotazioni a margine del suddetto libro, occupandone spazio libero, (ulteriori specifiche in merito, alcune pagine dopo) o leggere Perec che scrive di Borges mentre guardi un fiume che è disegnato, solcato, scritto nel Petit Larousse, che Perec ha letto e poi citato appena vicino Borges. Rovine circolari. Un’infinità a portata potenziale. Borges e Perec… senza parole. Horror vacui, dannazione!

Licia Ambu

Licia Ambu

Pensa che avere una sola personalità sia uno spreco di spazio. In fase di definizione a ciclo continuo, ama in ordine sparso nonché intercambiabile un sacco di cose.

2 Commenti
  1. Che meraviglia! specie di spazi, spazi di ogni specie. Spazi speciali, e in francese si sentirebbe ancora di più. Come dire… libri che fanno spaziare. Grazie a spaziose recensioni come questa, si respira. complimenti!