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I Lunedì Metaletterari / Leggere con fini offensivi
Leggere per legittima difesa o, leggendo, passare al contrattacco? Si può leggere per legittima difesa, essere portati altrove evitando il fardello del pensiero, oppure si può leggere con intenti offensivi, per segnare una differenza, una distanza, un primato.
«Le donne si dividono in due categorie? Belle e noiose o bruttine e interessanti?» domanda una bruttina e noiosa ad uno bruttino e noioso nella prima puntata di Sex and the City. Sarebbe tutto qui l’acume di una serie tv sullo sfondo del fighismo di New York, l’ideale cui aspirare? Bah… più di due millenni fa Plauto nel Miles Gloriosus (Mondadori, 422 pp. 9 euro) mette in scena una serie di espedienti ben più acuti di una domanda tanto banale affinché il giovane Pleusicle possa stringere ancora tra le braccia la ragazza amata, sullo sfondo di una Efeso nella cui vita mondana Periclectomeno afferma «a tavola coltivo solo Venere, amore e gioia». Passano non gli anni ma i millenni e tutto quello per cui l’oggetto del mio evidenziare un primato culturale stravede é poco più di una minestra riscaldata, una domanda banale sullo sfondo di una storia già sentita?
Allora tra i motivi per cui leggo aggiungo l’intento offensivo. Penso a una persona specifica e rivendico il diritto ad essere più snob di un rotariano e più banale di un politico in campagna elettorale: se il massimo del tuo divertimento é guardare Sex and the City fallo. Io leggo il mio Plauto e marco una distanza tra noi.
Alessandro Pollini






Ma in tutto questo la scolastica di S.agostino come si colloca?
cioè perchè se nel tuo elucubrare sulla vacua affermazione di una sciaqquetta newyorkese, mi tiri dentro addirittura l’amabile Plauto, allora l’esegesi della lezione che ci vorresti impartire perde un po’ di potenza lessicale e deontologica.
Amen