Non prendiamoci troppo sul serio

credit http://www.flickr.com/photos/trp0/
credit http://www.flickr.com/photos/trp0/

I Lunedì Metaletterari / Non prendiamoci troppo sul serio

Scrivono tutti. Ma proprio tutti. E di tutto. E riescono anche a prendersi sul serio. Quel che è peggio è che spesso non riescono a far il contrario. Come se ironizzare, divertirsi nello scrivere fosse sinonimo di sacrilega azione. E invece… Invece, a rifletterci su, non occorre essere ostentatamente seri, melodrammatici o musoni.

In principio fu la patafisica. Scuola di pensiero didattica non pedagogica, con un metodo ma nessun fine. Mentore Alfred Jarry, autore dell’opera esplicativa Gesta e opinioni del Dottor Faustroll patafisico, romanzo neo scientifico. (Sia messo agli atti che il dottore in questione, deve la sua notorietà al calcolo della superficie di Dio). A ciò possiamo ascrivere la genesi di surrealismo (persino loro si prendevano in giro, R. Queneau, Odile, Feltrinelli, 1989, pp.144), teatro dell’assurdo, dall’ opera primigenia Ubu re (sempre Jarry), e molto altro. Infiltratasi tra le sinapsi delle fondamenta creative, filosofiche, artistiche e quanto di passionale e umano sia scaturito da menti geniali, la patafisica è il sostrato, il retroterra culturale della forza creatrice del pensiero. Fuori dagli schemi, burliamoci del classico e rivoltiamo la materia in astratti voli pindarici.

Prendiamoci in giro, scandalizziamoci! Giochiamo a costruire un labirinto per poi tentare di uscirne (caro Borges) come quei topi dell’oulipo! Queneau e soci, sottocommissione letteraria pro sberleffo creativo. Adepti della sintesi tra strutture matematiche, intesi vincoli e regole logiche (R. Queneau, Esercizi di stile, Einaudi 2001, pp.227). La musa ispiratrice prende linfa dalla costrizione regolativa della sintassi. Figurativamente è scrivere un romanzo guardando una scacchiera, seguendo i dettami dell’immaginazione algebrica. Pezzi contati e un’infinità di combinazioni. Palesiamo? Cents mille milliards de poemes, opera sperimentale in dieci sonetti di 14 versi intercambiabili. Gallimard (Queneau, 1960) ne fece un’edizione cartacea: sonetti distribuiti nelle pagine dispari, con versi sfrangiati sovrapponibili. Applicazione, applicazione!

Mi perdonino i cesellatori di auliche prose, intenti nella convinzione che arte sia propinare sterminate lande deserte di parole esteticamente compiute per poi cercar di leggerci dentro letteratura. Meglio ascoltare Vincent van Bongh: “L’arte è questo: scappare dalla normalità che ti vuole mangiare”. (S. Benni, Margherita Dolcevita, Feltrinelli 2007, pp.206). La perfezione non è proporzionale al numero di battute, né alla frequenza di cuore/amore rinvenibili nei dintorni. Rendiamo grazie al cut-up di Burroughs (Nova Express, Adelphi 2008, pp.174), all’esplicazione didattica di Tzara: Prendete un giornale. Prendete le forbici. Scegliete nel giornale un articolo della lunghezza che desiderate per la vostra poesia. Ritagliate l’articolo. Ritagliate poi accuratamente ognuna delle parole che compongono l’articolo e mettetele in un sacco. Agitate delicatamente. […]Ed eccovi divenuto uno scrittore infinitamente originale e di squisita sensibilità” (T. Tzara, Per fare una poesia dadaista, 1920). Qualcuno ci ricordi a cosa servono le parole, la fantasia, la scrittura. Qualcuno ci dica di nuovo perchè raccontiamo… Un poco di non-sense ci risvegli… le crocodile croque odile!

Licia Ambu

Licia Ambu

Pensa che avere una sola personalità sia uno spreco di spazio. In fase di definizione a ciclo continuo, ama in ordine sparso nonché intercambiabile un sacco di cose.

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.