Quando eravamo lettori ingenui

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I Lunedì Metaletterari / Quando eravamo lettori ingenui

Ci sono un topo rinsavito, un pompiere che accende invece di spegnere e un sangue blu, pure lui rinsavito come il ratto: fosse una barzelletta, sarebbe certo sorprendente il finale. Invece no, sono tre personaggi tratti da tre libri distinti: il ratto è Firmino dell’omonimo best seller estivo firmato da Sam Savage; il pompiere è il protagonista di Fahrenheit 451 di Bradbury; il sangue blu è nientedimeno che la regina Elisabetta di Alan Bennett in La sovrana lettrice. Non esiste lettore nato con il libro in mano e tutti, presto o tardi, abbiamo scoperto la lettura. Questo accomuna i tre personaggi iniziali e, in un certo modo, tutti coloro che non sbuffano di noia mentre leggono. Ma c’è un particolare in più: la fame.

Montag, il pompiere di Fahrenheit 451, deve leggere e non può fermarsi perché deve rimettersi in pari con il passato; la Regina Elisabetta parte da un libro preso in prestito quasi per gentilezza e finisce per non poter fare a meno di leggere; e Firmino tramuta la fame fisica (calmata rosicchiando pagine) in quella del lettore. Nessuno dei tre possedeva la passione per la lettura e nel momento in cui finiscono il loro primo libro, tutto cambia. Le tre opere continuano poi per i loro percorsi e si può dire che in comune abbiano soltanto questo lato dei protagonisti e la conseguenza della loro presa di coscienza. La lettura è una passione stupenda ed è ancora più meravigliosa all’inizio, quando si è lettori ingenui a cui si è appena aperto un universo magico.

La sovrana lettrice contiene diversi passaggi simpatici. Uno di questi vede il libro della Regina fatto brillare dagli artificieri credendo fosse una bomba. Prima di esigere una nuova copia dell’opera, la Regina afferma che, sì, «un libro è un ordigno per infiammare l’immaginazione». Ed è proprio quella deflagrazione a svegliare Montag, Firmino e la Regina Elisabetta. Dopo il risveglio, però, la fame si fa sentire. La ricerca di nuovi libri è costante e nasce in loro un disagio che prima non provavano: amano leggere e la lettura fa sentire loro persone migliori. Non superiori agli altri, ma superiori a ciò che loro stessi erano prima di aprire il libro. Assieme a ciò, però, vi è la consapevolezza che oramai si è su due piani distinti: la Regina domanda a degli invitati se hanno letto Proust e si sente rispondere con un “chi?” desolante; Montag non può restare nella società e, se anche potesse, non vorrebbe e Firmino, a volte, non si riconosce neppure come membro della sua stessa specie.

Se tutto si risolvesse in un mero disagio, non sarebbe un grosso problema. Ma capita troppo spesso che il lettore prenda questa sensazione scomoda e la trasformi in sentimento elitario. Noi siamo i lettori, noi siamo i colti e se sappiamo che tutti gli uomini sono uguali, sappiamo anche che noi siamo più uguali degli altri. Meglio fermarsi prima, quando è la fame a farla da padrona e non lo squallido snobismo, quando vi è ancora un briciolo di ingenuità nelle nostre letture e neppure l’ombra dello pseudo-intellettuale.

Jacopo Donati

Jacopo Donati

Scrive per Finzioni Magazine e lavora per Bottega Finzioni. Al terzo lavoro con un "Finzioni" da qualche parte avrà la certezza di essere in Matrix o in qualche Truman Show.

1 Commento
  1. Nonostante un certo numero (ma ancora troppo piccolo!) di libri alle spalle non riesco a smettere di sentirmi una lettrice ingenua, quando finisco un libro sono felice per quello che ho appena scoperto e allo stesso tempo euforica per il nuovo che scoprirò e mi piace e basta e soprattutto non mi importa commentare l'ultimo capolavoro di tizio con dei conoscenti all'aperitivo,  la lettura per me rimane un piacere privato e ne sono sempre più affamata.
    p.s. siete dei geni!