Quanto vi fate toccare?

 

Alla fine quello che mi è rimasto in certi casi, è il fatto che i libri a volte possono anche essere violenti. Puoi decidere di mollarli, di rimandarli, di deriderli, eppure loro in qualche modo ti sono entrati dentro e tu non hai avuto la prontezza di difenderti, se non fino a un certo punto. 
 
E' una danza piuttosto singolare, che accade quando li snobbi al reparto vendite e ti decidi, non sai perché, alla settima volta che te li trovi di fronte e li compri. Poi per stizza li lasci lì, come a farli sentire ospiti indesiderati. A volte la cosa è meno turbolenta, si capisce. Non parlo di quelli che li vuoi, li brami li compri e li finisci; ma poi ai fini del discorso anche sì. 
 
Il fatto è che Sofia si veste sempre di nero (Paolo Cognetti, minimum fax) mi ha insegnato che  un libro può psicoanalizzarti. E quando te ne accorgi è comunque tardi. Oltre al fatto personale, la cosa è proprio l'effetto, il concetto, la potenziale situazione per cui non sai come ne uscirai dal libro che hai scelto. Quanto, oltre al giudizio estetico, a quello estatico o addirittura ostico, vi rimane? 
 
In senso buono, credo che un libro debba saper sconvolgere se non altro per poter dire che ti ha lasciato qualcosa. O anche tolto, che in certi termini è poi lo stesso. Così vale per La strada di McCarthy. Si piange. Come un cazzotto nello stomaco ma di quelli che lo prendi e dici bene non si doveva evitare. Posizioni opposte (Gwendoline Riley, Elliott) per esempio, a un certo punto era diventato così molesto che ecco l'ho congelato. Non sai nemmeno tu quali corde siano state toccate ma insomma qualcosa è accaduto. Che poi a volte lo stesso libro procura le stesse reazioni in persone diverse. Anche.
 
Non voglio parlare di una morale di fondo, non intendo un insegnamento per la vita, voglio proprio sapere dove vi colpiscono? Si sedimentano nel tempo e poi ritornano? Vi cambiano mai la prospettiva oppure voi riuscite, di fatto, a restarne indenni? Cioè, quanto vi fate toccare?

Licia Ambu

Pensa che avere una sola personalità sia uno spreco di spazio. In fase di definizione a ciclo continuo, ama in ordine sparso nonché intercambiabile un sacco di cose.

6 Commenti
  1. Toccata resto toccata, da qualcuno ammaccata, sbattuta, investita in pieno come da un treno (e non so mai se sui binari mi ci sono messa volontariamente o se ci sono capitata per caso). Indenne, comunque, non ne esco quasi mai. Ma la prospettiva della mia vita i libri non la cambiano, e per ottusità sua (della vita), non mia che invece non cerco altro.

  2. Sara, che bello questo commento, anzi bellissimo. Già che possano toccarti in questo modo non credi sia uno spostamento di prospettiva? Almeno in quanto a sfumature, arricchimenti oppure vuoi dire che la vita è altro? Insomma, sono due binari paralleli (questa vita e questi libri) che ogni tanto si informano l’un l’altro ma non si toccano mai?

  3. Troppo, al punto da decidere di evitare alcuni libri che so a priori mi faranno pensare a cose a cui non voglio pensare. Faccio lo stesso anche con i film. Per fare un esempio recente, tutti dicono che Amour di Haneke sia bellissimo, io non ho dubbi che lo sia ma non lo andrò a vedere. So che è un limite enorme ma bisogna pur tutelarsi 😉
    Tra i libri violenti (hai scelto un aggettivo perfetto!): Cecità e Il deserto dei tartari… io quest’ultimo lo metterei addirittura tra quelli che ti cambiano la prospettiva, lo considero un capolavoro ma vorrei non averlo mai letto.