Quella volta che Biancaneve mangiò la mela perché non aveva letto la Bibbia

Che l'arte si una forma di espressione e trasmissione è roba sorpassata e alquanto nota. Resta il fatto che la cultura insegna. Per esempio davanati L'urlo di Munch si imparano moltissime cose, però non possiamo dirle ora perché qui si parla di libri. Ecco sì, vi sarà successo che un qualche personaggio letterario vi sia servito proprio nel senso tecnico pratico della faccenda. Leggi una cosa, ci pensi su e te la infili nel bagaglio personale. 

Io per esempio non parlo ai teschi, quella volta per Amleto l'ho trovata così improduttiva che insomma… anche no. (Amleto, William Shakespeare, Newton Compton, 2010). Per non dire dei principi azzurri, l'esercito più inservibile e nefasto della storia, dico io ma le avete presente quelle poveracce? Una il fuso, quella la scarpa di cristallo, l'altra la mela. Che poi sta storia della mela è roba antiquatissima. Se Biancaneve  (J. Grimm, W. Grimm, B. Lacombe, Rizzoli, 2011) avesse letto la Bibbia alla strega mica gli sarebbe andata tanto per il facile. L'ignoranza è un problema e leggere ti salva proprio la vita. Insegna a non accettare frutta dagli sconosciuti intanto. O a non partecipare a reality show con vittime e carnefici (Acido Solforico, Amelie Nothomb, Voland edizioni). Di norma non è una buona idea.

Licia Ambu

Licia Ambu

Pensa che avere una sola personalità sia uno spreco di spazio. In fase di definizione a ciclo continuo, ama in ordine sparso nonché intercambiabile un sacco di cose.

4 Commenti
  1. Ma perché continuiamo a credere che fu una mela il frutto proibito?
    Se si leggesse davvero la Bibbia si scoprirebbe che non si parla proprio di Mela (eppoi, andiamo! Il paradiso terrestre mica era in Trentino!).

  2. Traduzione dall’originale:
    ‘Eva, dopo aver preso una mela dall’albero, gliela diede ad Adamo.’

    Non è che la mela crea un po’ di confusione e ci siamo sbagliati tutti?