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I Lunedì Metaletterari / Recidivi confinati
Prendete 4 libri al mese (a disonore delle statistiche), sbatteteli fino ad ottenerne 48 l’anno e aggiungete una vita media di 80 suonati. Mescolate con costanza, fino ad ottenere la consistenza desiderata. Stendete il tutto e guarnite. Ecco, pronta per essere servita, la vostra carriera di lettori: 3550 libri. Circa. Sì, sì meravigliosa, gloriosa, maestosa. Immaginatela pure, tiratevela anche un pochino, voglio concedervi ancora qualche minuto di estatica, musicale, lenta ammirazione…
Adesso voglio sapere cosa ci avete messo dentro.
La costellazione di classici, must, cult non vale. Così sono capaci tutti. Parlo del discernimento ossessivo compulsivo come atto svolto in coscienza e prima persona. Prendiamoci le nostre responsabilità. No, perché la questione è proprio matematico-drammatica: il numero è limitato per natura (nostra, non sua). Panico. La Barbery (L’eleganza del riccio, e/o, 2007) a discapito di chi l’ho letta? Ma le sviste capitano, si sa. Scegliere è arduo, per eccesso di materia e/o per difficoltosa attribuzione, a priori, di qualità: “Oggi praticamente non esiste in commercio un’opera di narrativa che meriti di essere riletta; semmai potremmo affermare che è maledettamente esiguo anche il numero di quelle che meritano di essere lette una sola volta.[…]C’è qualcosa di molto storto in tutto questo” (Raymond Chandler, Marlowe e io, Rosellina Archinto, 1988). Sì, beh, Chandler lo diceva nel 1946, con una vena di sarcasmo non indifferente, ma d’altra parte noi abitiamo in un paese di scrittodattili (Stefano Benni, Achille piè veloce, Feltrinelli 2003), dove l’intervallo tra una pubblicazione e l’altra è di ben 8 minuti.
Veniamoci incontro tra noi allora. Dice Hornby che lui ne sa (Nick Hornby, Shakespeare scriveva per soldi, Guanda 2009), trovare roba leggibile pare sia il suo forte. Vero, affidarsi al consiglio del vecchio Nick significa depennare un possibile titolo, ma occorre rischiare. Variazioni sul tema sono reperibili nelle 960 pagine di Peter Boxall (1001 libri da leggere prima di morire. Una rassegna completa dei capolavori della narrativa mondiale, Atlante 2007). Ok, abbiamo ancora poche cartucce da spararci. Il recidivo confinato arriva adesso. Quello che, tolti i titoli di base, conscio del limite di scelta, non solo ha il panico da prestazione, ma anche il senso di colpa da rilettore forte. Volendogli andare incontro, potremmo spodestare Festinger e annessa teoria psicologica della dissonanza cognitiva (Leon Festinger, Teoria della dissonanza cognitiva, Franco Angeli 2001). Costui sosteneva, infatti, che in determinate situazioni tra idee e altro all’interno della nostra mente si viene a creare disarmonia. Proprio per l’impossibilità di procedere all’insegna di due credenze contrastanti, com’è nell’economia dell’umano, il passaggio obbligato è eliminare il problema attraverso esercitazioni riabilitative: fumare fa male, ma siccome mi piace non ci penso. Ergo, la quarta lettura di Virginia Woolf (qualunque, secolo scorso) mi risparmia il riccio di cui sopra. Ma poi la Kinsella per chi me la scambio?
E fu così che restammo nel paradosso della scelta, contentandoci del fatto che anche la rilettura è, in fondo, attività confinata dal numero finito. E poi scrisse Nabokov: “un buon lettore, un grande lettore, un lettore attivo è un rilettore”. E se lo dice Vladimir…
Licia Ambu




Rileggere significa prestare un’attenzione diversa. Ai particolari, al procedere della narrazione, all’insieme.Rileggere Don Chisciotte od i Tre Moschettieri:l’ho fatto e ho capito qualcosa in più.Soprattutto: un’opera ben scritta la rileggi senza fatica, quasi con più gusto.Mi son chiesto perchè. Nel mio caso:ri-meravigliarsi di personaggi e situazioni conosciuti, come nella vita ..la parola narrativa é estensione nel tempo e nello spazio umano, tempo della storia umana.
Come la vita di ciascuno di noi.Nel tempo ti sono sfuggite tante cose,che il tempo ti può restituire con la magia delle parole,con la loro potenzialità ambigua.Vincenzo-Bologna