Ribellione dell’oggetto

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I Lunedì Metaletterari / Ribellione dell’oggetto

Spesso il modo più efficace per evidenziare l’esagerazione di qualcosa (un comportamento, un’abitudine, una pratica in generale) è estremizzare il polo opposto, altrettanto sbagliato ma sicuramente didatticamente più rilevante. Esempio: per fare capire al fratellino che non deve tirare i capelli alla sorellina, i genitori premiano lei immeritatamente, solo per il fatto che, nel ruolo che ricopre, rischia dolori treccioluti. José Saramago, nel suo Oggetto quasi (Einaudi 1997, 118 pagine, otto euro e cinquanta), sembra fare la stessa “montessorata” con l’indimenticabile – ma dimenticato – Lucien Tesnière.

Lucien Tesnière, grande linguista francese a cavallo tra gli anni ’30 e ’40 del secolo scorso, nei suoi corsi di sintassi strutturale lanciava strali contro una sintassi, definita ariana, che metteva il soggetto in posizione dominante rispetto a tutte le altre componenti della frase. Dunque, nella sequenza “Josè dona un libro a Lucien”, Josè, che è il soggetto, risulta avere una importanza sproporzionata al suo reale statuto, visto che, di fatto, se non ci fosse un libro, o Lucien, o il concetto di dono, la frase perderebbe di senso alla stessa stregua della sparizione di Josè. Tesnière allora proponeva di considerare tutte le parti della frase alla stessa stregua, privilegiando comunque la componente verbale e dandole una valenza simile a quella degli elementi chimici, valenza che corrisponde al numero dei “posti liberi” che il verbo istituisce attorno a sé.Mi spiego: il verbo donare ha valenza 3 perché A dona B a C, dunque prevede tre posti vuoti da riempire; il verbo amare invece ha, di solito, valenza 2: A ama B, e così via.

Ecco, quel severo educatore di Saramago ribalta la situazione e conferisce all’oggetto, e non al soggetto, la metaforica predominanza: lo premia per mortificare il soggetto/fratellino cattivo. Nei deliziosi racconti del suo libro, una sedia si scrolla di dosso il vecchio che vi siede sopra e lo fa cadere, un’auto si ribella all’embargo del petrolio intrappolando il guidatore, gli oggetti di uso quotidiano si scagliano contro i loro proprietari, mandando in sfacelo una città intera e altre amenità simili, come la strana e ambigua storia di un centauro. Con la ribellione degli oggetti, Saramago mette al loro posto i soggetti, privandoli del vero vantaggio competitivo che hanno sempre avuto sulle cose inanimate: un’anima, appunto.

A volte però i soggetti sono troppo grossi per il libro e, piuttosto che boicottarli bisogna arginare la loro tendenza di traboccare da tutte le parti. E’ il caso dei due meravigliosi fratelli Franny (femmina) e Zooey (maschio) protagonisti dell’omonimo libro di Jerome D. Salinger (Einaudi 2003, 158 pagine, 13 euro), tratteggiati in modo così perfetto da essere più grandi della cornice narrativa che li imprigiona.Due di una nidiata di cinque fratelli geni, troppo intelligenti per essere felici, i racconti del libro si snodano tra le loro chiacchiere animate da quel genio dei dialoghi che è Salinger. Ma “noi non parliamo, dissertiamo”, dice  infatti il precoce genio Zooey. Un libro su di loro non può essere altro che uno sguardo casuale su un momento della loro giornata e della loro vita, una sezione arbitraria che non può e non prova a contenerli: strabordano. Di più, il loro spessore e la loro completezza in quanto personaggi, in quanto soggetti, si tratteggia proprio nella testa del lettore quando chiude il libro e si immagina cosa quei due stiano facendo in quel momento.

Jacopo Cirillo

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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