
I Lunedì Metaletterari / Salgari e l’influenza
Ci sono alcuni frangenti editoriali strani. Recentemente per esempio, si rileva la mano facile su questioni d’ammirazione. Non si tratta di un genere, si intende proprio una scelta tematica votata al plauso. La Petrignani ha scritto un libro, per dire. Ha pensato che il miglior modo per saperne di più su certe scrittrici sarebbe stato andare proprio nei luoghi di dimora delle amabili e amate. Perciò è arrivata fino a Monk’s House, per svelare i quattro angoli del comodino di Virginia. (La scrittrice abita qui, Neri Pozza). Poi è arrivata la Loy, che c’ha un sacco di roba da raccontare anche lei e la intitola Memorie di una lettrice notturna. In pratica un album di famiglia di penne femminili decisive ed incisive, con tanto di archivio fotografico. Punto. Un morbo insomma, come l’ultima prodezza dei ceppi virali, non letale (non più di altro almeno), ma contagioso. Appunto ci pensa Sermonti ad allargare: Salgari era il mio pusher. Che gli vuoi dire adesso? Cerchiamo un richiamo poetico. L’anima dignitosa del vizio, no? 1-0 per Sermonti.
Licia Ambu



