Tirare la porta e chiudere il gas

 

Ultimo post della Infinite Summer. Pare che almeno sulla carta questa prima maratona librario-internettiana sia davvero finita. O quasi. In realtà la fine-fine la celebreremo questa sera: qui a Milano per la Infinite Jest Night o ovunque voi sarete rigirandovi tra le mani il segnalibro che tanto vi ha accompagnato. Ovviamente un ringraziamento va fatto a tutti gli infiniti partecipanti, perché lo scopo è stato pienamente raggiunto: leggere un libro divertente che altrimenti, per paura della stazza, non avremmo iniziato mai.

 

Affondare i denti in IJ ci ha fatto capire che non era affatto il libro ILLEGGIBILE di cui tanta gente vaticinava, così tanto per tirarsela. Al contrario – lo diciamo a chi ci seguirà – è un libro scritto talmente bene (e altrettanto ben tradotto) che dal punto di vista della comprensione non ha davvero nulla di oscuro. Dopo lo scoglio delle prime duecento pagine, anche Wallace abbandona la prosa geroglifica e supersperimentale per travestirsi (o tramutarsi) in un grande narratore purissimo. La difficoltà piuttosto sta tutta nel sottotesto, nelle connessioni tra episodi spesso riconducibili a semplici dettagli, nel gioco dei registri e negli indovinelli, nell’ironia che dice una cosa e ne sottende cento, e soprattutto nel continuo gioco intellettuale tra lo scrittore post-postmoderno e il lettore incredulo-divertito.

Se però la Infinite Summer è finita, non per tutti è finito Infinite Jest. Per dire, anche alcuni di noi hanno dovuto richiedere qualche deroga alla scaletta, più o meno grande, e hanno ancora il mattonazzo wallaciano kubrickianamente appoggiato sul comodino invece che sulla libreria. Niente di che, in fondo per Pennac era tutta una questione di diritto.

Se ci deve essere una conclusione quindi, quella non può che essere dedicata allo spirito con cui si è arrivati alla fine oppure, al contrario, ai motivi(1) per cui si è parcheggiato il tomo. C’è chi l’ha iniziato e l’ha finito. Chi pensava di avere tempo, poi non aveva tempo, e ha rinunciato. Chi lo stava già leggendo e si è aggiunto per il rush finale. C’è chi non leggeva le note. Chi non credeva che ci volesse così tanto tempo e ha deciso di andare con calma. Chi nel frattempo ha letto altro. Chi è arrivato alla fine con una matita per segnalibro e senza sgualcire nemmeno un angolino. Chi si è guadagnato addirittura il lusso di aspettare, ed è poi rimasto traumatizzato da una faccenda violenta di tendini e scope appuntite. Chi l’aveva piantato, e con la scusa l’ha finito. Chi nel frattempo ha scoperto Questa è l’acqua e ora pensa in modo diverso. Chi si vantava di averlo già letto, e diceva che col piffero che lo rileggeva, e poi l’ha riletto a spizzichi e bocconi. Chi dopo un po’ avrebbe voluto leggerlo, ma aspetterà la prossima estate. E via dicendo. Il campionario c’è tutto, e a scriverlo nero su bianco sembra wallaciano pure lui.

 

Alla fine resta un retrogusto amarognolo davanti alla consapevolezza che Infinite Jest sia in fondo l’opera decennale di un autore di soli trentaquattro anni, e che la straordinaria penna di David Foster Wallace non abbia ahinoi avuto modo di invecchiare, e magari di ripetersi. Ma bando ai cincischi: teniamoci IJ per il capolavoro che è, e speriamo piuttosto che qualcuno ne raccolga l’eredità(2). Grazie Dave, compagno di uno scherzo infinito.

 

Stefano Taiss e  Elena Magro

(1) Quelli che seguono sono tutti reali.
(2) A proposito, per chi vorrà, ci stiamo organizzando per un’altra maratona, questa volta in inverno, con un altro mattone divertente che altrimenti non leggeremmo mai. E’ tutto in incubazione, ma si accettano proposte. 

2 Commenti
  1. IlisaHej AmalieDu er sÃ¥ smuk med denne farve. Det klæder dig virkelig godt. Det brune var ogsÃ¥ pænt, men dette look slÃ¥r alt!!! du er gudeskøn at se pÃ¥, mange beundrer denne farve.. sÃ¥ jeg syntes at du skal fosÃtt¦tre med denne hÃ¥rfarve lidt endnu:-)