Francesco Muzzopappa | Affari di famiglia

Pochi libri italiani sono così genuinamente divertenti come Affari di Famiglia. Ma non facciamone una questione di paragoni tra libri.

Immaginiamo, invece, una gita in barca.

Per quelli di voi che non hanno mai avuto l'occasione di andare in barca, la gita in barca può essere riassunta così: si sale sulla barca, si parte spiegando le vele, ci si gode la crociera e si attracca da qualche parte quando si è finito di navigare. Il resto è veramente superfluo da sapere.

La parte bella è la crociera, solitamente. Questo libro è esattamente come quando si è in barca e il vento soffia da poppa (dietro) e pagina dopo pagina una spinta risucchia l'attenzione del lettore fino all'approdo finale (messa così sembra una metafora per la morte, ma non lo è).

http://www.emilybookshop.it/home/images/cover.jpgLa crisi fa piangere anche i ricchi (parafrasando un vecchio poster di Rifondazione Comunista) e, a mali estremi, la Contessa Maria Vittoria dal Pozzo dalla Cisterna escogita estremi rimedi. Si rapisce per salvare la ricchezza della famiglia, dilapidata su base settimanale dal figlio Emanuele, che è un pirla, una specie di Lapo Elkann, solo più stupido, che frequenta una cacciatrice di eredità con il seno rifatto, Ludmilla Coprova (chi sa un po' di greco, sghignazza).

C'è un rapinatore con la fissa per il legno e uno tizio che probabilmente è un fan di Fedez, non so come altro definirlo, e che crede alla scie chimiche (come genere antropologico di persona).

Ma poi il libro è così sinceramente onesto nel far ridere e sghignazzare che è davvero come essere spinti dal vento. In Italia siamo abituati a un genere di comicità fatto di eccessi verbali, di macchiette e di tormentoni da villaggio vacanze. Tipo Pintus o Brignano, per rendere l'idea. E, per carità, una dieta equilibrata prevede tutti i generi di comicità… ma è possibile che non si possa ordinare qualche altra pietanza del grande menù della risata?

Francesco Muzzopappa fa ridere perché è sincero. Leggendo Affari di famiglia non ci sente dentro una storia “costruita per far ridere”, ma ci si trova a leggere un racconto divertente in cui i personaggi sono caricaturali, ok, ma veri, reali, onesti. I loro tic sono i nostri tic, cioè le manie della Contessa sono un po' le nostre manie. E come la risata nasce dalla sproporzione tra il desiderio delle frolle di pasticceria di Baratti & Milano e la realtà che obbliga la Contessa ad accontentarsi delle gocciole, così noi lettori ci specchiamo nella sproporzione tra le grandi speranze e i piccoli risultati che quotidianamente raggiungiamo.

Muzzopappa deve molto allo humour inglese, sostiene. E non posso dargli torto, ma lo italianizza, se posso permettermi, sottraendo molti sottintesi tipici dell'oltremanica rimpiazzandoli con una valanga di inversioni. La Contessa non dice parolacce, ma (dialogo a pag. 79):

… cosa le porto?
Ce l'ha un tè nero con poco zucchero?
Niente tè nero, mi spiace.
Una tisana al finocchio?
Non ho nemmeno quella.
Una frolla di pasticceria?
Neanche. Che ne dice di un sorso d'acqua?
Può aggiungerci del limone?
Non ce l'ho…
Questo tizio non ha in casa proprio un cazzo!, avrebbe esclamato Amedeo.
Amedeo è il defunto marito della Contessa… ma quando deve imprecare lei lo fa parlare, così almeno non impreca direttamente, perché è una donna di classe. Allora, questo escamotage è squisitamente inglese, ma il gusto per il catalogo (tisana? no, frolla? no…) è una bel compromesso più continentale.

Diciamo che se lo humour inglese è fatto di vuoti, che generano imbarazzi e giudizi e quindi risate liberatorie, Affari di famiglia ha uno humour fatto di pieni, in cui in la risata nasce principalmente quando si percepisce, osservando, la sproporzione tra realtà e desiderio, o tra fine (evitare la bancarotta) e mezzo (inscenare un rapimento)… E di pieno di pieno, come di frolla in frolla, si arriva alla fine, ridendo ad ogni pagina.

Molto inglese, invece, il gusto per l'aforisma (e questa frase la lascio così, com'è che si dice?… apodittica).

In realtà, verso la fine mi è venuto di dubbio che tutta la storia fosse un sogno. E, non lo nego, il dubbio mi è rimasto… dico solo che non sarei stupito se un giorno comparisse un seguito di questo romanzo, in cui la polizia… non voglio dire di più.

Francesco Muzzopappa, Affari di Famiglia, Fazi Editore, 2014

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

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