La Coppa dei Lettori… Francesco Muzzopappa

Quali sono i romanzi finalisti alla Coppa dei lettori? Perché ci sono piaciuti? Chi li ha scritti? 
Approfittiamo di questi giorni prima delle votazioni finali per rinfrescarci la memoria, rispondendo a questi ed altri interrogativi con una serie di contenuti speciali dedicati ai cinque finalisti della Coppa dei lettori!

Oggi tocca a Francesco Muzzopappa.

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Perché scrivi?

Perché leggo tanto e certe storie non riesco a trovarle già bell’e stampate. Allora mi sacrifico e le scrivo io. 

Cosa fai quando ti trovi di fronte ad una bella storia?

Domanda pericolosa.
Se la storia viene da me (raro), l’appunto per sommi capi per non dimenticarla e poi le do il tempo di convicermi fino in fondo. Perché scrivere è sempre un rischio: si perdono intere settimane se non mesi, si sacrifica la vita privata, si diventa sociopatici (basta conoscermi per capirlo). Se però la storia mi convince, nulla diventa più indispensabile.
DEVO scrivere, DEVO ritagliarmi del tempo, DEVO trovare il modo.
Allora sono anche disposto a svegliarmi all’alba tutti i giorni  e non mi risparmio. 
Questo, se la bella storia viene da me.
Se non viene da me (perché è più facile che mi trovi davanti a una meraviglia scritta da altri) penso alla mente straordinaria che c’è dietro. E la invidio, con sincera ammirazione.

Quale momento della stesura del romanzo ti ha appassionato di più e quale meno?

Io scrivo commedie. Il mio compito è procurare gioia, sviluppare tutti i meccanismi necessari affinché il lettore inevitabilmente rida. L’impresa è allo stesso tempo esaltante e complicata, meticolosa fino alla noia. Costruisco così una poderosa macchina tragicomica e la riempio di trappole. L’ossatura, dunque, costituisce il lavoro più complesso. A questa, poi, aggiungo la muscolatura vera e propria, composta da un numero infinito di spunti parodistici, anticlimax, allusioni, elementi di satira sociale che vanno a strutturare ogni capitolo. Ma la ricerca dei personaggi, la loro voce e la caratterizzazione sono la parte più rognosa. Devono essere tutti diversi, riconoscibili e appassionanti. Persino i tipi di sostegno devono dare l’impressione di essere protagonisti. Poi, amando il grottesco, l’umorismo inglese e il sarcasmo americano di stampo ebraico, la mia vita si complica.

Infatti per il prossimo romanzo, penso di scrivere una raccolta di ricette. Penso di chiamarla “Brodini”.

Qual è il tuo rapporto con i tuoi personaggi? Sei tu che comandi o sono loro?

Loro, ovvio. Già il fatto che tutte le mattine mi obblighino a svegliarmi alle 5 per scriverli, ti dà un’idea di chi comandi in casa. La contessa Maria Vittoria, protagonista di Affari di Famiglia, mi ha ossessionato. L’ho odiata per quanti tic e manie mostrava, pagina dopo pagina. Amava le frolle, ma solo di un certo tipo. Niente parolacce, ma lasciava che fosse il marito morto a pronunciarle. Perfetta in pubbico, una stronza in privato. 
Apparentemente impotente, invece doppiogiochista. MAI PIÙ, dicevo, agitando il pugno incazzato per aria. MAI PIÙ UN PERSONAGGIO COSì! 
E poi ha vinto lei.

E tu, scrittore, che lettore sei?

Da piccolo odiavo leggere. L’università invece (Lingue e Letterature straniere nella gloriosa facoltà di via Garruba a Bari) mi ha spalancato le porte ai classici più classici: ho amato alla follia tutto il 1800 inglese (magnifica Charlotte Brontë) e poi Hardy e poi E.M.Forster e poi Wilde e poi i grandi americani, da Fitzgerald a Nathanael West, e certi spagnoli come Gustavo Adolfo Bécquer e il più contemporaneo Miguel Delibes. Dopo un inizio tranquillo popolato da grandissimi testi, taluni (termine in disuso dal ‘28) in particolare mi hanno dischiuso (termine in disuso dal ‘33) le porte della letteratura folle, quasi sperimentale per l’epoca in cui è stata proposta: parlo di Swift (A Modest Proposal su tutti), Sterne (Vita e opinioni di Tristram Shandy) e poi ancora tutto il surreale inglese, la satira sociale di Sharpe e Wodehouse, passando per il tedesco Karl Valentin, quel pazzo di Daniil Charms e i più recenti Moore, Auslander, gente folle che meriterebbe il manicomio. 
Amo chi ama il rischio. 

Dì qualcosa a un altro finalista.

So come finisce House of Cards.

Con quale personaggio letterario usciresti a cena?

Con il protagonista dei racconti di Sedaris. Che fa autofiction. Per cui uscirei con lui. 
Anzi, lo inviterei a casa e cucinerei io. E so che non mangerebbe niente, perché trova sempre da ridire su tutto. E lo ascolterei sbraitare contro di me col sorriso stampato in faccia.

La Redazione

Menino vanto altri delle pagine che hanno scritte; il nostro orgoglio sta in quelle che abbiamo letto

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