Nicola Lagioia | La ferocia

Immaginatevi un canyon. Due pareti verticali parallele, scavate dalla pazienza di una goccia, una di fronte all'altra, che disegnano un lunghissimo canale verticale. Bene. Adesso immaginate una robusta rete di corda, i cui estremi sono agganciati a ciascuna delle due pareti fronteggianti. Una specie di rete di protezione da trapezista, sospesa nel vuoto. Sotto, il fondo del canyon. Sopra, il cielo. Ci siamo. A un certo punto, un enorme masso rotola dalla cima del canyon e cade giù, lungo la gola formata dalle due pareti, fino a fermarsi, intrappolato nella rete. E lì rimane. Non si sa se è perché sia troppo leggero o, al contrario, la rete troppo robusta. Fatto sta che il masso rimane lì, senza sfondare l'intrico di nodi che lo contiene. 

Se poi, in una prospettiva irreale, ci trovassimo proprio sotto al masso, riusciremmo a scorgerlo nella sua interezza, certo, ma decorato dal motivo a rombi della rete, definito dai pieni e dai vuoti delle corde che si intrecciano per reggerlo. Insomma, lo vedremmo a quadretti, ecco. 

Bene. La ferocia, il nuovo acclamatissimo libro di Nicola Lagioia, funziona esattamente così. La rete è la scrittura, il masso è la trama e noi lettori siamo i turisti del canyon che guardano con il naso all'insù. 

ferociaIniziamo dalla roccia. La trama, lo svolgimento della narrazione, quello che racconteresti a un tuo amico all'aperitivo se ti chiedesse di cosa parla il nuovo libro di Nicola Lagioia, è una roccia: compatta, dritta al punto, formata e cesellata dal tempo e dall'erosione: insomma, una storia a regola d'arte, perfetta come sono perfetti i grandi massi che schiacciano Wile E. Coyote. Perfetti perché, in qualche modo, devono essere così. La natura, e dunque la forza creatrice di cui noi accettiamo l'arbitrio e l'operato, così li ha creati e così noi li apprezziamo. Le vicende della famiglia Salvemini, ricchi costruttori pugliesi, il presunto suicidio di Clara, la stranezza del fratello Michele e tutto il resto sono perfette. Ben curate, ben pensate, di un peso specifico e di una forza gravitazionale davvero notevoli. 

La scrittura, la scelta delle parole, della messa in discorso, è la rete: complessa, incrociata, figura geometrica che diventa diaframma, che si inspessisce. La scrittura è una rete resistente che accoglie la trama e non si fa tranciare, non si fa spazzare via. E' forte, potente e manda ombra sulla roccia. Non la nasconde ma nemmeno la fa passare. Piuttosto lascia la sua impronta, inconfondibile e, a tratti, costringente. 

Come se la storia non potesse scriversi da sola. Come se non potesse seguire semplicemente la gravità che la spinge verso il basso, verso i lettori nel fondo del canyon con il naso all'insù, pronti e felici di farsi travolgere. No. La storia bisogna saperla vedere tra gli intrecci della rete, tra la costruzione delle parole e di questa scrittura infusa di senso, come se non fosse più un tramite (un diaframma, dicevamo) ma parte attiva, resistenza fisica a ciò che accade. Ed è come se la rete dicesse al masso: non puoi cadere, se ci sono io. Ed è come se la scrittura dicesse alla storia: non puoi accadere, se io non ci sono. 

Nicola Lagioia – La ferocia – Einaudi 2014 – 418 pagine – 19 euro e cinquanta

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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