Simonetta Sciandivasci l La domenica lasciami sola

 

Nulla esiste; e se anche il fuorigioco esistesse, non sarebbe conoscibile; se anche il fuorigioco fosse conoscibile, non sarebbe comunicabile agli altri

Quando una cosa è oscura, o è jazz o è fuorigioco

È senz’altro possibile stare insieme ad un uomo che ama il calcio. Lo stadio, il fantacalcio, il tifo e lui, il concetto più temuto, il ‘fuorigioco’ sembrano non essere più un ostacolo invalicabile, un muro di incomprensione che minaccia costantemente, ma sopratutto la domenica, le storie d’amore dei nostri giorni. Un modo esiste, ne è convinta Simonetta Sciandivasci che lo racconta nel suo La domenica lasciami sola (Baldini&Castoldi, 2014), un manuale di sopravvivenza per donne, che per amore si ritrovano costrette a condividere (e a tratti comprendere) la passione per il calcio del proprio uomo.

Da un lato un ironico ed utilissimo prontuario per affrontare concretamente una partita senza rischiare che si aprano conflitti simili ai buchi neri galattici, dall’altro un suggerimento peLadomenica (2)r le donne d’oggi. A partire dall’accettazione di ruoli e differenze, per arrivare a smontare luoghi comuni che, ammettiamolo, non fanno che complicarci l’esistenza già ingarbugliata per sua natura.

Siamo catapultati nella vita di S, giovane donna, che un giorno incontra Alessandro, chiamato Baghdad (a causa della sua gelosia, sentimento considerato retrogrado perlomeno ufficialmente, da alcune femmine odierne). È colto, passionale, diretto, bello, eteresessuale (una rarità) ed S, di fronte a questo colpo di fortuna inaspettato, decide, pur di restarci insieme, di destrutturare preconcetti che da sempre l’ accompagnano. Il fatto ad esempio che lui preferisca al primo appuntamento la partita di Champions League e che si appresti a partire, per un mese intero, per seguire i Mondiali in Brasile non faranno demordere la nostra amica.

Cerchiamo di accettarlo, uomini e donne sono diversi. E potrebbe andar bene così, in barba a tutte le teorie post-femministe. Bisogna essere una coppia e non una linea editoriale, come ci ricorda la Sciandivasci. Meno scontro di civiltà tra i sessi e un pochino di morbidezza in più: venirsi incontro è possibile. E non è per niente male. Il matrimonio è diventato una cosa gay, l’incremento di quelli eterosessuali è dovuto agli immigrati, quindi S (come molte) non ha scelta: convertirsi all’Islam o accettare l’amato Baghdad con tanto di pacchetto e abbonamento calcio completo.

Sarò meglio armarci di onestà e intraprendere il coraggioso viaggio. Ma non vi preoccupate care lettrici, ad aiutarvi in questo percorso ecco alcuni preziosi suggerimenti dell'autrice. Ad esempio: accettare che un fidanzato che preferisce lo stadio al concerto di musica classica teutonica, potrebbe non voler dire a tutti costi che sia uno zotico decerebrato. E rivelare un ulteriore vantaggio: non assistere alla Filarmonica di Berlino senza bisogno di ammettere che non ne avevamo assolutamente voglia ed avremmo preferito di gran lunga un ripasso di Sex&the City.

O ancora: ammettere che accompagnare alla stadio Lui, concede a noi libertà altrimenti difficilmente raggiungibili durante l’inquadrata vita quotidiana. Insultare senza se e senza ma un numero imprecisato di persone. Ottenere 90 minuti di pace assoluta durante i quali non vi verrà chiesto nulla. Utilizzare i sopracitati 90 minuti per vestirvi come vi pare finalmente (nessuno vi guarderà) e dedicare quel tempo a voi stesse. Potreste vedere Lui piangere. Uno spettacolo a cui potrete assistere poche volte nella vita. Le donne abbandonano le Barbie a dieci anni, loro il sogno del calcio lo trascinano con sè ad oltranza. In fondo un modo per vederli come degli inguaribili sognatori.

Stupefacente vero? Esistono dei lati positivi in questa convivenza considerata impossibile per decenni. Ma non dimenticate le regole, qualcuna da seguire imprescindibilmente esiste. Siate sagge, fossi in voi mi fiderei della Sciandivasci: non fate domande, non siete in un museo, non avete capito il calcio per una vita, perchè iniziare ora. Non siate gentili con i tifosi avversari, non offrite loro acqua e viveri per nessuna ragione al mondo. Non capite i cori? Neanche Julia Roberts in Pretty Woman capiva le parole de La Traviata, ma ne accettava l’estetica sublime. Potete farcela anche voi. Esultate solo dopo che ha esultato lui. Il goal potrebbe essere annullato o peggio ancora potreste aver identificato la porta sbagliata. Evitate domande (soprattutto sull’odiato fuorigioco!) accettate la fede e mai e poi mai chiudetevi da sole nell’immagine del clichè.

Gliela dareste vinta e per loro sarebbe troppo, troppo facile abbandonare il match vittoriosi.

Finzioniche, questo piacevole manuale di sopravvivenza sono sicura che potrà tornarvi molto utile. Siamo tutte destinate a scontrarci, prima o poi, con situazioni simili. Prendetela come una sorta di iniziazione, un modo per non farsi cogliere impreparate dalla tempesta (che tanto, secondo la Legge di Murphy, se può arrivare state tranquille che arriverà). Fatevelo dire da chi ci è passata. Quando il lunedi mattina vi svegliate percependo un'atmosfera post- apocalittica e, un amico-collega-fidanzato vi illumina ricordandovi che il giorno prima Squadra X ha perso il Derby non rispondete MAI con una frase del tipo "Oddio meno male! Pensavo peggio, pensavo qualcosa di grave!". No, non risulterete né simpatiche, né pragmatiche. La domanda "Per chi tifi?" invece, prevede solo due tipi di risposta: il primo, non tifo (la sincerità paga sempre!) il secondo, per Squadra X. Evitate di sottolineare, come se lo avesse prescritto il medico "Il calcio non fa per me, ma simpatizzo!" . L'arbitrarietà di questa scelta (il colore delle magliette, il livello di testosterone che la squadra nel suo insieme emana, il regionalismo, l'antipatia a pelle) credetemi, non verrà apprezzata. Anche vantarsi con amiche e colleghe di aver trovato un uomo che non segue il calcio può rivelarsi molto, molto pericoloso. Esistono potenziali passatempi domenicali ben peggiori: il pranzo dai parenti, il Risiko, l'attivismo politico, il cinema d'essai con dibattito. Tutte situazioni dove dovrete dimostrare agli altri, e a voi stesse, di possedere un'intelligenza perturbante. A quel punto il lunedi mattina, attanagliate dal dubbio di aver commesso un imperdonabile scelta sbagliata, rimetterete in discussione tutto e vi chiederete se in fondo guardare un partita bevendo Peroni, stese come una contemporanea versione di Paolina Borghese in tuta sul divano, non fosse poi così male.

Riflettiamo care Finzioniche, riflettiamo.

Simonetta Sciandivasci, La domenica lasciami sola, Baldini&Castoldi, 240 pagine, 14 euro

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