#teamsgambati

Salve a tutti e bevenuti a me che cerco di convincervi a votare Gli eroi imperfetti di Stefano Sgambati alla Coppa dei Lettori. Devo confessarvi di essere in balìa di un dilemma, perché le opzioni sono due. Se l'avete già letto, allora non potete fare altro che votarlo, vista la superiorità di questo bel volume, e quindi non vi devo convincere. Se non l'avete ancora letto o, peggio, se parteggiate per un altro libro della cinquina, allora io posso sperticarmi in tutte le lodi del mondo e voi, nisba, magari saltate pure tutto a piè pari. E quindi? 

Quindi sentite questa:

Tra gli innumerevoli miracoli della natura ce n'è uno in entomologia che Matteo ha sempre trovato affascinante: un insetto. Si tratta di una particolare cicala del genere Magicacada, la cui esistenza lascia supporre che un numero si manifesti proprio in quanto primo. […] Questa bestia trascorre la maggior parte della propria vita in qualità di larva, emergendo come pupa solo a intervalli di tredici o diciassette anni, quindi si riproduce e infine muore. Si pensa che il motivo per cui tale intervallo di tempo sia un numero primo di anni stia nella difficoltà per un predatore di evolversi in quel dato periodo: se infatti questi insetti apparissero dopo un numero non primo di anni, tutti i predatori il cui ciclo vitale fosse un divisore di quel numero avrebbero un'elevata probabilità di reperire le Magicacada e quindi mangiarsele, sterminarle. Queste cicale hanno perciò capito da sole che venire al mondo ogni tredici o diciassette anni sarebbe stato l'unico modo per sfuggire alle zanne dei nemici. Il che è pazzesco. (pp. 115-116)

Che cosa c'entra questo con la vostra irrevocabile decisione di votare Stefano Sgambati alla Coppa dei Lettori? Niente e tutto. Niente perché questo brano non ha un peso specifico narrativo nel romanzo, diciamo che è un alleggerimento (se di alleggerimento si può parlare, tra numeri primi ed entomologia). Funziona come le rotonde in urbanistica: sono al posto dei semafori per far diminuire le code. Un pezzo del genere è al posto dello spazio bianco tra un capitolo e l'altro per far scorrere tutto in maniera migliore e avere qualcosa da raccontare all'aperitivo (e questo una rotonda non lo fa) (a meno che qualcuno non la imbocchi contromano).

Però c'entra anche tutto. Tipo: il capitolo 4 del libro si chiama idrotestina e parla degli spazzolini elettrici. E lo spazzolino elettrico, in questo caso, non è una metafora. È proprio uno spazzolino elettrico. Serve per la narrazione, ma non è fondamentale. Non è necessario, come non era necessaria tutta la storia sulla Magicacada. Però c'è. E insieme alle idrotestine e alle cicale fan dei numeri primi, ne Gli eroi imperfetti trovate un sacco di altra roba del genere. Ed è interessante vedere come il superfluo – nel senso latino di scorrere sopra – funzioni da braccio che viene fuori dalle pagine e prova a tirare dentro il lettore. È il lettore, se mi spiego, a dare valore a questi innesti nel romanzo. Io, per esempio, ho riportato quello delle cicale e dello spazzolino elettrico perché sono loro che mi hanno strattonato con più forza. Mille altri lettori avranno mille altri momenti. 

Leggere questo romanzo significa scorrerci sopra e, dall'alto, guardarne l'intreccio come da un elicottero si guarda una strada che si srotola in un campo. Poi ogni tanto abbassarsi, quando ne si ha voglia e, pigramente, prima di ricominciare a viaggiare, godersi il panorama. 

Votatelo qui!

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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