Tuttissanti | Teresa Ciabatti

Quali sono i romanzi finalisti alla Coppa dei lettori? Perché ci sono piaciuti? Chi li ha scritti? 
Approfittiamo di questi giorni prima delle votazioni finali per rinfrescarci la memoria, rispondendo a questi ed altri interrogativi con una serie di contenuti speciali dedicati ai cinque finalisti della Coppa dei lettori! 

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Questa è una storia vera.

Tempo fa, forse un anno fa, un'amica di facebook mi rivelava che stava seriamente pensando di fare l'attrice porno. Ecco, forse quel pomeriggio ho fatto un grosso torto alle generazioni future e a quella presente quando le ho sconsigliato di seguite quella strada. Perché l'ho fatto? Perché una volta in una Feltrinelli avevo sfogliato la biografia di Trentalance e lui (o chi per lui) sosteneva che la vita dell'attore porno non fosse tutta rosa e fiori.

teresa ciabatti - tuttisanti - finzioni magazinePunto primo. Punto secondo: La grande bellezza non è un bel film, secondo me. Se fosse un bel film la trama sarebbe copiata da Tuttissanti (il libro di cui vi parlo e di cui vede la copertine qui a sinistra). Perché c'è molta meno gente come Jep Gambardella e molta più come la signora Rosa Rubicondi. Chi è questa signora? Leggete qui (la trovate quasi come intruduzione).

«Vedi, figlio mio, tu sei sempre stato bellissimo. Negli anni Novanta, quando facevi il modello, lo stilista Enrico Coveri ti aveva definito “dio sceso in Terra” per la perfezione del tuo viso e del tuo corpo. «Fu così che Rossano, più piccolo, ma con tanta voglia di diventare “qualcuno“ nella vita, iniziò a emularti, eri la sua guida in un ambiente, quello della moda, che lui imparò a conoscere grazie a te […]. Di lì a poco è arrivato il successo per lui e, come madre, sono fiera dei traguardi che ha raggiunto. E tu, che cosa hai fatto? Niente.»
Rosa Rubicondi, da una lettera al figlio Riccardo, fratello del più famoso Rossano, DiPiù, giugno 2013

Questo per dire due cose banali prendendole da lontano: il mondo dello spettacolo è meglio perderlo che trovarlo e Tuttissanti è così tristemente vero che dovrebbero farlo leggere obbligatoriamente. Potrebbe essere un articolo di giornale, ma invece è un racconto pubblicato dal Saggiatore. Ecco, Tuttisanti parla più o meno di come sia evanescente la fama e inutile e sgraziato il mondo dell'(avan)spettacolo. Casomai vostro fratello-figlio-fidanzato-moroso-compagno-oculista volesse fare il tronista prestateglielo. Santo Dio regalateglielo.

Ora, e con questo chiudo, leggendo questo racconto mi è tornata in mente una considerazione di Lenny Bruce mentre parlava di tv con Hugh Hefner (il fondatore di Playboy), nel suo programma televisivo.

HEFNER: Come ti sembra questo show?

LENNY: Interessante. È un party finto, per la tv. Ma ha il sapore di un vero party. Con le dovute limitazioni. Questo mi piace. Qui si bevono alcolici. Non ho mai visto farlo in altri show. Questa onestà mi piace. Le ragazze sono simpatiche. Quando ho saputo che Playboy sarebbe approdato in tv con uno show ho pensato… (risate)…no, non direi mai una cosa così ovvia. Ho pensato all’eventuale sponsor. L’identificazione con lo sponsor. La rivista è piena di pubblicità di auto sportive, eccetera. Significa che pensate che il lettore di Playboy possa permettersi queste cose. Avete coraggio: non vi interessa chi non ha soldi.

HEFNER: Ti consideri un “sick comic”?

LENNY: No. Facciamo un po’ di semantica. Non esiste qualcosa come la “sick comedy”. Prima c’era la “slapstick comedy”, e anche quella era “sick comedy”, non c’è nulla di nuovo. Poi Time ha fatto un pezzo raggruppando quattro o cinque nuovi comici definendoli “sick comics”. Mort Sahl: brillante, satira politica, niente battute “sick”. Shelley Berman: molto scadente, dimenticatelo. Jonathan Winters: formidabile. Sì, un po’ “sick” lo è. Lou Costello. Una sua battuta: “Mia moglie è morta ieri notte.” Questa è un’area dell’umorismo in cui non entrerei mai. La comicità è tragedia più tempo. E qui il tempo trascorso è troppo poco. Questo è un po’ “sick”. “E sul letto di morte mi ha detto:-Se vai con un’altra, esco dalla tomba scavando e ti rovino.-” Che è una situazione molto macabra. La battuta finale: “L’ho sepolta a faccia in giù. Che scavi pure.” Questo è “sick”.

HEFNER: Parte del tuo umorismo si occupa di temi politici come quello di Mort Sahl, ma parte riguarda argomenti derivati dalla società malata…  

LENNY: Sì. Io non penso mai alla società come a qualcosa di esterno da me, loro di là, e io di qua. Io sono la società. Mi interessano certi aspetti relativi all’ipocrisia dei comportamenti.

Ecco, il rischio è sempre quello, pensare di essere meglio degli altri. Grazie Tuttissanti.

Teresa Ciabatti, Tuttissanti, Il Saggiatore, 64 pagine, 10 lemuri.

Andrea Sesta

Vi parlo del mio mondo perfetto: una biblioteca grande come una casa, una donna adorabile al mio fianco, del cibo delizioso e storie di pirati fino a morire. Mi piace leggere, e quando ho tempo faccio anche il resto.

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