Antonio Monda – Ota Benga

Qualche giorno fa eravamo a bere delle birrine qua a Lambrate e parlavamo di libri, una noia mortale. A un certo punto, da lontano, vediamo avvicinarsi un tipo; cominciamo a darci di gomito perché si trattava di un non lettore, un non lettore vero, originale. Hai presente i non lettori, quegli strani esseri metà uomo e metà ignoranza, quelli che non vogliono cibarsi l'anima, ecco. Il non lettore si avvicina a noi, impaurito; ci annusa, si schermisce un po', poi si allontana di fretta, ci guarda da qualche metro per prendere fiducia, poi si riavvicina, ormai addomesticato, e inizia a parlarci. Chissà quali suoni gutturali articoleranno quelle labbra prive di educazione. Insomma, si avvicina e ci dice: 

  • «Oh, ma voi che leggete, me lo spiegate una buona volta che cosa vuol dire "romanzo di formazione"? Che ormai lo dicono tutti».
  • «Mio caro e sprovveduto amico, allora la meritoria campagna #ioleggoperché non ti ha aiutato proprio per nulla! Ma è colpa tua, sei tu che non ti sei fatto conquistare. Comunque, il romanzo di formazione è la storia della crescita umana del suo protagonista principale. Facile, eh? Facile come leggere un libro. Ahahahaha».
  • «Questo l'avevo capito. Ma com'è che si forma, questo personaggio?»
  • «Com'è che si forma. Non lo so, dipende. Crescendo, gli succedono delle cose».
  • «Sì, ma delle cose tipo andare in guerra o esperienze pre-morte?»
  • «Non è detto. Magari anche solo le cose della vita, tipo Stoner. Niente di che».
  •  «Va be', grazie al cazzo. Allora lo so fare anch'io un romanzo di formazione. Fatemi fare un'altra domanda».
  • «Ma che sia l'ultima, eh. Perché noi grandi adesso dobbiamo parlare di filologia romanza».
  • «Quand'è che un romanzo non è un romanzo di formazione?»

Già. Quand'è. Uno potrebbe metterla sul piano dell'arco temporale: se un romanzo si svolge in 24 ore, non c'è nessuna effettiva crescita del protagonista. Ma non è vero, a pensarci. Magari in quelle 24 ore la sua vita cambia per sempre e lui diventa una persona migliore. Allora potrei parlare del livello di onniscienza del narratore: se non ci racconta o non ci mostra i pensieri e i sentimenti del protagonista, non c'è formazione. Ma forse non è vero nemmeno questo, perché magari noi li capiamo per differenza, leggendo quello che dice o i suoi rapporti con gli altri personaggi. D'altra parte, proprio narratologicamente, la narrazione in senso stretto si dà quando c'è un qualunque tipo di trasformazione, evoluzione o involuzione in almeno due momenti distinti. Non sapevo bene cosa rispondere al non lettore, allora ho citato a caso Wisława Szymborska e l'ho fatto fuggire via, spaventandolo con lo spelling. Ma poi, nonostante le attrattive della filologia romanza, mi sono trovato a pensare alle modalità con cui una narrazione articola la formazione dei suoi personaggi e mi è venuto in mente l'ultimo romanzo di Antonio Monda, che stavo leggendo proprio in quei giorni. Antonio Monda fa una roba che non avevo ancora visto: mette in discorso l'emancipazione di una giovane donna greca nella New York dei primi del novecento attraverso un pigmeo. E usa il nome di quel pigmeo come titolo del libro, facendoci credere che sia l'argomento principale.  

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La storia, vera, in poche parole: Ota Benga era un pigmeo Mbuti del Congo, aveva i denti aguzzi e stava per i fatti suoi presso il fiume Kasai finché, nel 1904, i darwinisti lo prendono e lo portano a New York, vedendo in lui l'ultimo anello mancante dell'evoluzione dell'uomo. Prima lo mettono in gabbia nello zoo del Bronx, poi lo sballottano di qua e di là e non vi diciamo la fine, anche se potreste già saperla se avete letto delle sue vicende da qualche altra parte. Contemporaneamente, il libro segue la vita di Arianna Sarris, una giovane ragazza di origini greche che vive a Coney Island e che cerca di farsi largo nel nuovo mondo. Il punto è: ci sono due tipi di formazione in questo romanzo, a due livelli differenti. La prima è quella di Ota Benga, sia come paziente della (tras)formazione – gli incapsulano i denti, provano a insegnargli l'inglese -, sia come agente della (tras)formazione, essendo appunto considerato l'anello mancante dell'evoluzione dell'essere umano, la "cosa" che ci ha portato a formarci come specie. Ota Benga forma ed è formato: il romanzo di formazione totale, che va in entrambe le direzioni. 

Solo che Ota Benga (il titolo, non il pigmeo) è un libro che parla della formazione di Arianna Sarris, attraverso Ota Benga (il pigmeo, non il titolo). Ota Benga si definisce attraverso l'agire e l'essere agito, diventa più di tutto una funzione del romanzo: la sua costruzione è lacunosa, il romanzo non sta raccontando la sua storia, non lo sta delineando in quanto ruolo attoriale. Il libro rifiuta di categorizzarlo perché ci hanno già pensato, purtroppo, i suoi protagonisti, considerandolo come una dimostrazione vuota, pronta a essere riempita con ciò che conviene al momento. Ota Benga e il suo libro sono due atti d'amore verso Arianna, si annullano attorno a lei, inconsapevolmente, per farla crescere. Per la sua formazione, per la sua emancipazione di ragazza bianca immigrata che scopre la vita. E Ota Benga, a cui l'emancipazione è stata negata (proverà tutta la vita a ritornare in Congo, gli manca troppo), opera una forza uguale e contraria verso Arianna che, come Archimede nella sua vasca da bagno, guizza fuori dall'acqua. 

Occhio però: gli effettivi rapporti tra Ota Benga e Arianna sono di poco conto e di poca durata; non è quello che si dicono, non è nemmeno le dinamiche che si instaurano tra loro a spingere Arianna verso la sua strada. Piuttosto è il ruolo che Ota Benga assume e rappresenta all'interno di quella società, di un mondo nuovo (NYC) regolato da categorie vecchie e di un mondo vecchio (il Congo) a cui vengono imposte categorie nuove. Il bisticcio tra questi due ossimori scatena la reazione. Allora Ota Benga diventa una propulsione, un accesso, un motivo. Forse lui non l'ha mai saputo, forse non l'ha mai saputo nemmeno Arianna, addirittura forse nemmeno Antonio Monda. Io, personalmente, grazie a questo libro, ho trovato la risposta giusta all'impertinente domanda del non lettore di prima. Quand'è che un romanzo non è un romanzo di formazione?

Mai. 

 

 Antonio Monda – Ota Benga – Mondadori 2015 – 156 pagine – diciotto euro

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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