Diogo Mainardi – La caduta

I miei amici mi prendono sempre in giro perché ogni volta che finisco un libro mi avvicino furtivo, come se fossi il tenutario di un segreto che salverà il mondo dalle zanzare tigri sui Navigli di Milano, e sussurro: oh vecchio, ho letto il più bel libro dell'universo! Ora, la prima volta che l'ho fatto, i suddetti amici – ovviamente tutti nerd letterari, che discorsi – si sono presi bene e hanno pensato: addirittura! Me lo devo procurare! La seconda volta è diventato: davvero? Me lo devo procurare, ma in pdf. La terza: ah sì? Magari se lo trovo in qualche bancarella. La quarta: smettila di dire minchiate! 

Amici miei, ho imparato la lezione. Ma il libro di Diogo Mainardi, La caduta, è il più bel libro del… è un libro stupefacente. Davvero stupefacente. Mi ci sono avvicinato col naso un poco storto – la storia di un padre e di un figlio con un danno cerebrale causato dalla negligenza di un medico – immaginandomi un polpettone tragico o, peggio, tragicomico. Immaginandomi il faccione di Mainardi che sorride forzatamente come per dire: che ci vuoi fare, tengo botta!

lacaduta

E invece. 424 passi, 424 mini paragrafi in cui si parla sempre della paralisi cerebrale del piccolo Tito, della vita quotidiana della famiglia Mainardi e, allo stesso tempo, anche di tutt'altro. In una circolarità letteraria e storica che a volte ti sorprende sul serio, un turbinìo di personaggi più o meno conosciuti entrano ed escono nelle vite e nelle sfide dei protagonisti, con un senso di legittimità quasi stordente. Leopardi, Napoleone, Rembrandt, Proust, Mengele, Neil Young ma anche Pietro Lombardo (architetto – 1489) o il mio nuovo idolo e nutrizionista incompreso Tommaso Rangone (anche lui di qualche secolo fa), tutti sembrano c'entrare e vorticare nella vita di padre e figlio. Alcuni con colpe gravi, altri con buoni esempi. 

E alla fine viene fuori che davvero tutto torna. Ma non infilandocelo a forza (come Stan Lee in questa indimenticabile scena) o esasperandone i collegamenti, semplicemente tutto torna perché viviamo immersi in un rizoma, dove non esiste il centro e ogni punto è collegato direttamente o indirettamente a tutti gli altri. Basta saperli vedere, questi collegamenti. 

Diogo Mainardi, poi, dà la colpa a un sacco di gente per la paralisi cerebrale di suo figlio. E lo fa per farci entrare bene in testa che la colpa non è di nessuno. O, meglio, che non importa nulla. Quello che importa è contare i passi consecutivi prima della prossima caduta – 424, in questo caso – e poi ricominciare da zero. Tutto qui.

Diogo Mainardi – La caduta – Einaudi 2013 – 155 pagine – 18 euro (ma ci sono anche le figure dentro)

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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