Douglas Coupland – Dio odia il Giappone

Ci sono dei libri che raccontano una bella storia e dei libri che hanno una bella storia. Quando metti insieme le due cose, tra gli altri ti viene fuori Dio odia il Giappone di Douglas Coupland, sì, quel Douglas Coupland.

Iniziamo con la bella storia del libro. Pubblicato per la prima volta nel 2001 in lingua giapponese, il romanzo ha aspettato più di dieci anni per uscire dal paese del Sol Levante e arrivare da noi. Coupland infatti non autorizzava nessuna traduzione, men che meno quella in inglese perché, sosteneva, avrebbe snaturato il testo. E quindi siamo onorati di dire che quella di Anna Mioni è la prima traduzione mondiale di Dio odia il Giappone e, quindi, siamo noi gli unici occidentali che hanno la fortuna di leggerlo e goderselo! Grazie Anna Mioni! 

Poi bisogna parlare dell'oggetto libro, messo nella nuova collana Vinili di ISBN. Bella grafica, bella copertina e soprattutto tantissime immagini e illustrazioni all'interno che fanno ridere e fanno pensare. E anche la storia non è male, ma non staremo certo qui a raccontarvela, per quello c'è già il libro da leggere.

douglasQuello che vorremmo raccontare, invece, è l'incredibile e inaspettata – almeno per me – autorappresentazione che i giapponesi, incarnati dal protagonista Hiro, fanno di se stessi. Perché questo non è un romanzo eurocentrico, non è un gaijin (occidentale) che parla ma un ragazzo giapponese del 1975 che sta vivendo la sua adolescenza e la sua crescita in uno dei momenti peggiori del Giappone, quello del collasso economico e del fanatismo religioso. 

C'è un vecchio adagio che recita: dire che i luoghi comuni sono sempre veri è un luogo comune, ed è sempre vero. E a leggere il libro, sembra che i giapponesi si rendano perfettamente conto dei luoghi comuni costruiti attorno a loro, spesso confermandoli, spesso modulandoli e divertendocisi sopra. Un' espressione che circola tra le pagine è "siamo Giapponesi quindi…", associata ai più triti clichè occidentali. 

E' interessante perché evidentemente le nuove generazioni giapponesi, cresciute a shopping sfrenato da Burberry e a gruppi rock americani, hanno assorbito le nostre categorie su di loro e le hanno modulate secondo il loro approccio al mondo, rendendole allo stesso tempo nipponiche e occidentali, in un'ibridazione che non solo gli sembra inevitabile ma quasi auspicata.

E poi, vabbè, Douglas Coupland è quello che ha scritto Generazione X, che cosa gli vuoi dire di più?!

Douglas Coupland – Dio odia il Giappone – ISBN Edizioni 2012 – 224 pagine – nove euro

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

4 Commenti
  1. È il libro che sto leggendo adesso, quindi questa rece capita a fagiolo 🙂
    Però qualcosa non mi quadra. Dici che il libro esiste solo in Giappone (Coupland l’ha scritto in giapponese quindi?) ma la traduttrice Anna Mioni traduce dall’inglese. Come si spiega, se non esiste un’edizione in inglese?

    Scusa, ma essendo traduttrice la cosa mi incuriosisce!

  2. Grazie a questa recensione, sono venuto a conoscenza di questo libro, la mia passione per il Giappone ha fatto il resto.
    Hiro Tanaka, è un personaggio piacevolmente curioso, con un passato dal quale risulterà molto difficile staccarsi, perché ogni figlio di padre e madre giapponese è prima di tutto figlio del Giappone.
    E’ un libro profondo perché è lo stesso Hiro a ricercarlo, ma allo stesso tempo è di una leggerezza tale per il modo espositivo utilizzato che si parla proprio dell’ennesimo caso in cui è il libro a leggersi da solo.

    Grazie dunque per questa recensione!
    Saluti,
    R.