Leggere discorsi – Agassi, Culicchia, King

Durante i miei primi giorni di vacanza mi sono trovato un po' per caso a leggere tre libri contemporaneamente: Misery di Stephen King, Open di Andre Agassi (scritto in collaborazione con il premio Pulitzer J.R. Moehringer) ed Ecce Toro di Giuseppe Culicchia. Visto che la let(tera)tura inizia quando finiscono i libri e tutto il resto, non ho letto semplicemente tre singoli volumi, ma piuttosto uno stesso discorso comune.

Open è un libro che parla praticamente solo di tennis ma, a conti fatti, non è un libro sul tennis; è un romanzo di formazione sul vano raggiungimento della perfezione, sul mistero inattingibile dell'umana insoddisfazione (cit.) e sul rapporto con se stessi. Oltre a essere un vero e proprio almanacco di citazioni bellissime, come quando Agassi dice che il suo allenatore "aveva sacrificato la verità sull'altare dell'allitterazione". (notare che "sull'altare dell'allitterazione" è essa stessa un'allitterazione, e così via).

Ecce Toro parla solo della storia del Torino Calcio ma, a conti fatti, non è un libro sul calcio; è un'epica, un mito, una leggenda. E come in tutti i miti la storia in superficie nasconde – e allo stesso tempo palesa – una struttura profonda archetipica capace di ispirare gli animi come nessun'altra cosa. Prendi Gigi Radice, per esempio, o il grande Torino della strage di Superga. 

Misery, beh, Misery è un capolavoro. Non c'è niente da dire. Stephen King è il più grande scrittore americano del secolo scorso, almeno per chi scrive, e il libro è talmente bello da farti dimenticare il suo genere, l'horror, e da creare un genere a sè: il genere Misery. Come Shining ha creato il genere Shining, così come It, L'ombra dello scorpione e chissà quanti altri.

Eccolo allora il discorso comune in queste mie letture: libri cosiddetti di genere che trascendono il genere. E più il genere è di nicchia (sport, horror), più la struttura profonda emerge, riducendo il genere stesso a puro accidente narrativo. Con lo sport funziona bene, perché i suoi intrecci e le sue storie sono tra le più belle mai raccontate e mai raccontabili (basti leggere una delle più sottovalutate penne italiane). Con l'horror in teoria funzionerebbe un pochino meno, se non fosse che il presunto "re del brivido" è in realtà il re della narrazione tout court, talmente, TALMENTE bravo da creare un genere a sè in tutto e con tutto quello che scrive.

Altro che libri da ombrellone.

 

AndreAgassi – Open – Einaudi 2011 – 504 pagine – venti euro

Giuseppe Culicchia – Ecce Toro – Laterza 2011 – 173 pagine – nove euro

Stephen King – Misery – Sperling & Kupfer 2010 – 400 pagine – nove euro e novanta

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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