Eleonora C. Caruso – Comunque vada non importa

Una cosa ho sempre pensato, che le migliori storie hanno tempismo. Possono restare lì per anni, ma sanno quando hai bisogno di loro, e a quel punto si rimboccano le maniche e ti dicono: "Adesso lascia fare a me, visto che tu hai combinato un casino".

Di questo libro hanno detto: un esordio fulminante, un linguaggio tagliente, un immaginario strabiliante, disinvoltura abbacinante e tutta una serie di cose che sembrano le armi segrete di qualche robot dei cartoni animati giapponesi (immaginario strabiliante: via!). Tutto vero e tutto giusto: Comunque vada non importa è un super libro di esordio, e pure un super libro in generale. Ma proviamo a dire qualcosa di diverso.

Anzitutto è un libro fondato su una tensione, tensione tra quello che sotto sotto tutti noi vorremmo fare e, allo stesso tempo, ciò che nessuno di noi ha il coraggio – o il buon senso – di portare fino in fondo: passare tutto il giorno in casa sul divano a guardare film, leggere fumetti e mangiare patatine. Ogni cosa, tra le pagine, funziona in questo modo: un padre distante e apparentemente insensibile che però ti mantiene e a suo modo ti protegge; un fratello lontanissimo e vicinissimo allo stesso tempo; un quasi amico contemporaneamente gay e non gay senza essere ambiguo. E, com'è ovvio, quando una narrazione si fonda su un continuo contraddittorio, la palla passa al lettore, colui che deve – nel senso gestaltico del termine – dirimere i contrasti e trovare una terza via, percorribile, nella storia.

Poi è una bella riflessione, indiretta, sull'essere nerd nel 2012. Perché i nerd non sono più quelli dei nostri padri, occhialoni-apparecchio-canottiera-brufoli, sempre a smanettare davanti a un computer assemblato con pezzi di scarto. I nerd siamo noi: immersi nella cultura pop fino alla punta dei capelli, appassionati di film, libri, serie tv, costruiamo la nostra vita e la nostra identità attorno a narrazioni, sistemi ed estetiche in cui abbiamo deliberatamente scelto di abbandonarci. 

Pensiamoci: essere nerd di qualcosa (e tutti, TUTTI sono nerd di qualcosa) implica dotarsi di un armamentario linguistico, concettuale e morale per affrontare l'esistenza e la propria calata nel mondo in un modo diverso, più consapevole. Consapevole perché non ci si può appassionare così tanto a una piccola cosa senza essersi appassionati alla struttura del tutto. E non si può appassionarsi al tutto senza conoscerlo. In fin dei conti, essere nerd oggi significa saper non solo raccontare la propria passione – metterla dunque in narrazione attraverso le azioni, appunto, da nerd. E' anche saper rifletterci, problematizzare, fare del metanerdismo. E questo libro è pieno di riflessioni su se stessi, sulla vita. Belle, profonde, ammirevoli e commoventi.

Il resto viene da sè, e Darla è un personaggio che non ci scorderemo mai perché, anche senza saperlo, l'abbiamo avuta in testa da sempre, o almeno da quando ci hanno consegnato una connessione, una chiavetta usb e la libertà di fare della cultura quello che ci pare. Perché ricordiamoci sempre: Sailor Moon poteva fare il culo all'Uomo Ragno pure quando aveva i crampi per le mestruazioni (cit.)

 

Eleonora C. Caruso – Comunque vada non importa – Indiana 2012 – 220 pagine – 14 euro e cinquanta

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

11 Commenti
  1. Il punto è che, secondo me, quelli di oggi non sono più veri nerd, ma una loro evoluzione più social. Il nerdismo vero presuppone una forma di disagio e di estraniamento che adesso manca, voleva dire essere appassionato di draghi, computer e supereroi quando tutti consideravano draghi, computer e supereroi roba da sfigati o, nel migliore dei casi, da ragazzini. Ora è diverso, se posti su Facebook una foto dei draghetti di Daenerys sei fin troppo cool.
    Ciò non toglie che quel background nerd abbia portato a una diversa consapevolezza delle proprie passioni e a un diverso modo di raccontarle. W il metanerdismo.
    Ora mi toccherà leggere questo libro.

  2. @Greylines è vero quello che dici, ma l’evoluzione, anche quella del linguaggio, secondo me va assecondata. Dunque il nerdismo vero una volta presupponeva una forma di disagio e estraneamento, mentre adesso, magari, implica essere cool e andare agli aperitivi a parlare dei draghi di Daenerys!

  3. Secondo me c’è differenza fra l’essere (o essere stato) nerd ed esserlo diventato perchè ora è di moda. Il primo, anche grazie a quel pizzico di disagio, ha sviluppato quel senso per il meta di cui parli tu, il secondo ne ha solo copiato le magliette di Flash. All’aperitivo, a fare il cool parlando di Daenerys, ci puoi trovare il nerd evoluto ma anche l’hipster, che è il nerd col trendy e i Wayfarer al posto del meta e del disagio.

  4. Ha fatto il colpo, ora i nerd vanno di moda. Questo succede perché, nell’uragano delle diecimila cose che ci scorrono di fronte, c’è bisogno di ancorarsi a qualcosa e le “vecchie” (di qualche settimana fa, eh) pose non riescono più ad ancorare a nulla. Il nerdismo ci riesce perché presuppone la “dipendenza” (una fantastica parola di posa, chi è dipendente da qualcosa, tranne quell’eroinomane che vi ha minacciati l’altro notte con un coccio di bottiglia) miglior mezzo terrestre per ancorarsi a una qualsiasi sicurezza e costruire la propria identità intorno a un oggetto. Ad esempio: sono dipendente dagli anime, sono dipendente dai videogiochi, sono dipendente dai pan di stelle. E wow, magicamente ho un’identità. E sono diverso dal mio compagno, quello di seduto di fianco, va’. Lui è dipendente dalle cancellature delle gomme.
    Quindi, il nerdismo, una volta rifugio fantastico di chi socialmente non veniva accettato, viene invaso da tutta una serie di insicuri di seconda categoria, che ritrovano la loro identità nel diventare nerd cioè dipendenti da una qualunque cosa che li renda diversi dagli altri.
    Ora, se ci facciamo una domanda sensata, dobbiamo chiederci che fine fanno quelli che hanno davvero difficoltà, goffaggine nella vita e che davvero hanno bisogno di immersioni in mondi di fantasia. Perché quando la tua stanza silenziosa e sicura viene invasa da una massa di vagabondi urlanti che toccano e rompono tutto, se era la sicurezza e il silenzio che cercavi, puoi solo trovarti un’altra stanza. E si scende ai piani inferiori, più umidi e scuri.
    Ecco come i vecchi “tutti” sono diventati nerd. E i vecchi nerd sono diventati serial killer. 🙂

  5. @Milena è una recensione sulle cose che mi ha fatto venire in mente il libro della Caska! Un po’ come tutte le cose che scriviamo qui su Finzioni. Anche perché se racconti subito la trama, poi che soddisfazione c’è a leggerlo? 😉

  6. Ma infatti io ce l’avevo coi commenti, non con la tua recensione 🙂 che, anzi, ho davvero apprezzato ^^

  7. io il libro l’ho appena finito di leggere ma il tema principale che mi ha colpito non è quello dei nerd, a dire la verità mentre lo leggevo neanche mi era saltato in mente subito di collocare darla una nerd.
    ciò che mi ha colpito è come l’infanzia, l’adolescenza si contaminano la vita da adulti.
    i racconti di darla sono un po’dei flussi di coscienza, racconta il suo passato a partire da associazioni di idee.
    (ho sentito da una psicologa che le esperienze tra gli 1 e i 5 anni sono cruciali per il nostro normale sviluppo).
    darla è un personaggio che in ceri passi mi ha commosso, e mi dicevo ma quanto cazzo si sottovaluta questa ragazza…
    però viviamo in un mondo in cui c’è il culto del successo a governare, se non ci stai dentro sei uno sfigato…
    cosi per paura di fallire si procede all’auto sabotaggio, non si fanno progetti per paura di non realizzarli e ci si dice”COMUNQUE VADA NON IMPORTA”:)