Federico Baccomo “Duchesne” – Studio illegale e La gente che sta bene

La cosa di scrivere un libro in prima persona è sempre pericolosa. Soprattutto se il personaggio che parla è abbastanza normodotato e normovivente da poter essere scambiato per l'autore. Ora: l'abbiamo sostenuto molte volte, ma riscriverlo fa sempre piacere: l'autore non è il protagonista del libro, non è il narratore e neanche l'istanza logica presupposta a una narrazione. L'autore con il libro non c'entra nulla, non deve c'entrare nulla, perché il libro, appena esce dal suo cassetto, diventa nostro. Grazie tante, ma da qui in poi ci pensiamo noi.

Federico Baccomo ha scritto due libri che spiegano in maniera formidabile questa idea. Studio illegale venne fuori qualche anno fa dopo il grande sucesso dell'omonimo blog e nella prima edizione il nome e cognome dell'autore non erano nemmeno presenti. C'era scritto solo "Duchesne". Ovviamente la Marsilio ha voluto montare un po' di mistero attorno a questo addetto ai lavori che sbeffeggiava i colleghi di un importante studio legale. Una perfetta scelta di marketing, ma anche una prima dichiarazione: non preoccupatevi di chi l'ha scritto, preoccupatevi di non slogarvi la mandibola con le risate che vi farete leggendolo.

Il libro, dicevamo, è scritto in prima persona, il protagonista è un giovane avvocato poco meno che trentenne oppresso dal suo lavoro (e dal suo capo), che si ritrova, suo malgrado, a raccontarne le storture per esorcizzarle, divertirsi un po', essenzialmente passare il tempo. La prima domanda che ogni intervistatore avrà fatto a Federico Baccomo nonappena si è rivelato come autore del libro sarà stata probabilmente la fatale: Quanto c'è di autobiografico nella tua opera? 

Allora Baccomo prende su e scrive un altro libro, quasi un seguito: La gente che sta bene. Qui la scrittura – che raggiunge picchi davvero vertiginosi per bravura, originalità e consapevolezza, soprattutto nei dialoghi – è sempre in prima persona, solo che a parlare non è più il giovane Andrea Campi dello studio illegale, bensì il suo capo, tal Giuseppe Sobreroni, personaggio meraviglioso, superficiale, orribile. La grandezza di questa operazione pronominale, secondo me, non è tanto: vedi come sono bravo, riesco a prendere le parti prima dell'oppresso e poi dell'oppressore. No, piuttosto significa: vedi che la domanda di prima sull'autobiografismo era malposta? Io non conto nulla, contano i miei personaggi. Ed è per questo, in fondo, che faccio parlare solo loro. 

Federico Baccomo "Duchesne" – Studio illegale – Marsilio 2009 – 318 pagine – dodici euro

Federico Baccomo "Duchesne" – La gente che sta bene – Marsilio 2011 – 270 pagine – 17 euro e 50

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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