Giuseppe Genna – La vita umana sul pianeta Terra

Con quella infanzia me ne tornai nella casa dopo avere promesso all'Editore che sì, facevo Breivik, per un anticipo inutile a sopravvivere più che tre mesi, pioveva verso largo Treves e quando uscii da quel ristorante dell'aragosta lui mi diceva: "Fallo thriller, leggibile, mi raccomando."

 

E invece. Giuseppe Genna scrive strano. Molto strano. Prima di parlare del libro e della storia di Anders Behring Breivik, voglio provare a capire come funziona la scrittura di Giuseppe Genna, che è importante per poi poter dire qualcosa sul suo romanzo. 

Quando scrive, Genna applica una grammatica, una sintassi e un lessico diversi da quelli "normali", piani, didascalici, diversi ma non alternativi. All'inizio è come un manto scuro, una coltre che copre le cose e tu capisci ben poco. Poi, piano piano, diventa un prisma, un filtro che te le mostra, quelle cose, ma le rifrange diversamente. E' come se succedesse altro mentre succede la stessa cosa, ecco. E questo ha il sapore bittersweet della reificazione. Breivik diventa l'Occidente, il suo pugno disfa il Novecento. 

E' come dice Genna a pagina 146: se una goccia di veleno è versata nell'acqua, l'acqua muta del tutto, è del tutto diversa, è tutta venefica. 

Schermata 2014-06-23 a 16.27.27Comunque. Secondo me questo è un libro sul mimetismo e sulla sua abolizione. Tu lo inizi e non ci capisci nulla, c'è una foschia lessicale e logica molto spessa, ti perdi per forza. Ma vai avanti. A un certo punto inizi a scorgere degli sbrilluccichii e piano piano entri dentro al libro e lì ti riconfiguri, come lettore e come spettatore; si innesca una specie di parallelismo: il modo, o meglio, il timbro con cui è scritto questo libro ti spinge ad accettarlo e ad accoglierlo. A imitarlo. 

E questo è molto interessante, se pensiamo che Genna scrive di Breivik, l'autore della strage di Oslo e di Utøya del luglio 2011. E' interessante perché Breivik, rappresentato dalle sue azioni, è costitutivamente incomprensibile, inimmedesimabile, ininconfigurabile. "Breivik non è il male, è il vuoto". Allora è come se Genna volesse spostare la prova e lo sforzo della comprensione da Breivik su qualcos'altro, difficile ma non impossibile. Sulla scrittura, per esempio, o sulla sua storia che, non a caso, è alternata con quella di Milano e con quella di Breivik. 

Questo non è un libro, è un esercizio di riallocazione. 

E la cosa migliore, forse l'unica cosa comprensibile che si può dire su Breivik, è scritta a pagina 87 e, si fonda su una incomprensione. 

Lo stragista norvegese è ancora a terra […], con tutte le armi puntate contro di lui, serio dentro un ruolo che non sa cosa è, prevedeva di morire. 

Anch'io non so cosa è questo libro, a pagina 10 prevedevo di smettere. Ma adesso ne vorrei leggere ancora. 

Giuseppe Genna – La vita umana sul pianeta Terra – Mondadori Strade Blu 2014 – 168 pagine – diciassette euro

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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