Guido Meda – Il miglior tempo

Lo dico subito, io collaboro con ControTempo Rizzoli, la casa editrice di questo libro. Non ho mai scritto di nessuno dei libri editi da loro per evidente conflitto di interessi, ma questa volta ho deciso di fare un'eccezione, la prima e probabilmente l'unica. Perché Il miglior tempo di Guido Meda – sì, quel Guido Meda – è un libro che mi ha fatto venire in mente un sacco di cose, tutte molto piacevoli, e mentre lo leggevo avevo una gran voglia di scriverle. E, a pensarci, è questo l'unico metodo di selezione che usiamo a Finzioni: scriviamo di un libro, qualsiasi libro, quando, dopo averlo letto, non riusciamo a fare a meno di raccontare la nostra esperienza tra quelle pagine. E quindi.

Questo libro si può prendere in mille modi, e già questa è una bella garanzia di qualità. Il nome in rosso scritto in copertina, per iniziare. Guido Meda. Forse conoscete la sua voce che commenta il Motomondiale, o il suo mezzobusto a Studio Sport. Fatto sta che non è uno scrittore di narrativa, o almeno non lo era fino a qualche mese fa. E questo si porta dietro dei pregiudizi. Già da un'altra parte avevamo parlato della stessa questione e la domanda finale era: bisogna cercare l’autore nel testo o all’anagrafe? Tra le pagine del suo libro o del suo curriculum? 

medaQuisquilie. I libri sono una roba nostra, non di chi l'ha scritta, ed è di questo che bisogna parlare. E allora parliamone. Qual è il modo migliore per condividere una passione con chi non ce l'ha? Certamente non cercando di convincerlo, di convertirlo, ma piuttosto mostrandogliela. Per dire: io non sono assolutamente appassionato di motori, ma proprio per nulla. E questo libro non mi ha fatto cambiare idea, non mi ha contagiato con l'amore per la velocità, o le pieghe. Ha fatto di più: me l'ha fatta capire. Mi ha mostrato perché, senza provare a convincermi. Il miglior tempo è di fatto una continua messa in scena – un mostraggio, più che un montaggio – di passioni.  Per i motori, certo, e di qualsiasi tipo (aerei, auto, moto, barche, scooter), per le donne e, più di tutto, per le storie. Più di 400 pagine di storie, una dopo l'altra. Con la rarissima capacità di, come dire, sapere sempre l'angolatura giusta per raccontarle.

Qualsiasi storia può essere una bella storia (e qualsiasi storia può diventare brutta), dipende da come la metti giù. Allora la "storietà", quel quid che la rende in un modo non ben definibile bella, non risiede negli avvenimenti in sè ma nel punto di vista. Non risiede nella verità effettiva del narrato – un bell'esempio è l'inserto quasi extradiegetico a metà libro con l'incontro tra Coco Chanel e Ferdinand Porsche, da cui nacque il design del Maggiolino – ma negli occhi di chi la racconta. Ecco, forse la cosa più mirabile di tutto il libro è che le storie sono tutte perfette. E non esagero, eh. E' come un Candido con la paglia dei motori: trova sempre il miglior mo(n)do possibile per farcele leggere. 

E poi è anche un libro sui momenti. Un libro che ti dice, in maniera chiara e tonda, che l'esistenza è costellata di momenti irripetibili, di fixed point in time direbbe il Dottore, di puntini che alla fine, se li unisci, disegnano il tuo percorso, e il tragitto, in linea retta o spezzata, è solo un modo diverso, magari più divertente, per arrivarci. E la malinconia del ricordo diventa calda, liquida, amniotica, accogliente, se srotolata su 432 pagine di figate una dietro l'altra.

Guido Meda – Il miglior tempo – ControTempo Rizzoli 2013 – 432 pagine – 17 euro e cinquanta

 

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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