James Franco – In stato di ebbrezza

Questa è una cosa che diciamo da un po', ma ripeterla non stanca mai: il nome del traduttore dev'essere stampato in copertina vicino a quello dell'autore, possibilmente con lo stesso font e alla stessa grandezza (io ci ho provato con Picmonkey nell'immagine che vedete qui sotto, è venuta così così). Perché, se tradurre significa dire quasi la stessa cosa, quel quasi merita altrettanto credito del dire. Soprattutto se il libro, manipolazione della realtà, viene rimanipolato per un contesto culturalmente e socialmente lontanissimo.

James Franco, quel James Franco, ha vissuto la sua adolescenza a Palo Alto prima che Palo Alto diventasse la sede di Facebook e LinkedIn, per dirne un paio, un luogo pieno di ragazzini che non facevano altro che sballarsi con sigarette piene di droga, vodka liscia calda bevuta a collo dalla bottiglia (ma voi avete l'avete mai provata così? Imbevibile) e gare a chi si portava più compagnucce a letto. Non esattamente la vostra solita provincia italiana, insomma. E il libro è composto da una serie di racconti, alcuni dal punto di vista maschile, altri femminile, con personaggi ricorrenti, storie legate tra loro in diversi modi e un'ultima frase davvero memorabile. 

Non vi so dire, però, se l'attore più fico di Hollywood sia un grande scrittore, intanto perché questo è un libro scritto strano, con frasi brevi e spesso insignificanti, con una grammatica banale all'interno del periodo e originalissima nella struttura della pagina, e poi perché è il lavoro della traduttrice a restituircelo in una maniera talmente intellegibile da farmi sospettare che la lettura dell'originale ci darebbe molto più filo da torcere, al netto delle competenze linguistiche.

Ho sempre pensato che tutti i grandi libri siano accomunati dalla loro molteplicità di livelli: nel Conte di Montecristo – per me il più grande libro mai scritto – ci posso leggere una storia d'amore, che sta in piedi da sola, una storia di vendetta, che sta in piedi da sola, un affresco della Francia ottocentesca, un legal thriller, un'amicizia meravigliosa e tanto altro. A volte, se le marche autoriali sono molto presenti, posso riuscire a leggere anche la scrittura in sè. Orbene, nello Stato di ebbrezza in questione, provate a leggerne la traduzione come aspetto, e non come semplice aiuto per non anglofoni. E poi proviamo a decidere insieme il giusto ordine dei nomi sulla (bella) copertina.

James Franco e Tiziana Loporto – In stato di ebbrezza – minimum fax 2012 – 192 pagine – 14 euri

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

3 Commenti
  1. “Sigarette piene di droga” costituisce un evidente pleonasmo, da quando le sigarette ripiene di cicca da masticare non sono più commercializzate. Anche “cicca da masticare” lo sarebbe, in effetti. In aggiunta la generalizzazione della parola “droga” è stato un vezzo del governo berlusconi, e pure uno di quelli più devastanti che lascia liberi i cocainomani con 750 milligrammi (quasi un grammo) di coca in tasca… che sono cinquanta volte l’equivalente di un grammo di fumo, lo stesso che ti porta davanti al giudice schiere di ridenti ragazzini sulla via del rovinarsi la vita per un nonnulla. Ridenti come le località di vacanza quando nessuno ci va più.