Jorge Zepeda Patterson – I corruttori

(l'immagine è presa da qui)

Devo dire una cosa sul Messico, prima. Non mi ero mai soffermato a riflettere sul Messico in quanto stato, e dunque in quanto insieme complesso di regole e individui e organismi preposti a farle rispettare. Non avevo mai nemmeno pensato, o approfondito, il Messico come organizzazione partitica e politica. Ignoranza mia, certo, figlia un po' dell'eurocentrismo endemico e un po' della sovraesposizione, tramite film e serie tv, a un sistema sociale e politico prettamente nord americano. E invece, leggendo I corruttori, quello che viene fuori – e viene fuori forte, quasi come un pugno – è la trasversalità della struttura politica che prescinde spesso dal suo effettivo contesto di realizzazione. Insomma: basterebbe sostituire i nomi dei personaggi e della toponomastica e questo romanzo avrebbe potuto benissimo raccontare una storia di politica e corruzione italiana, o russa, o statunitense o quant'altro. 

Eccola la roba che mi è piaciuta di più di questo libro: l'applicabilità universale delle sue categorie. La trama in poche parole, intanto: una stella del cinema messicano, tal Pamela Dosantos (nome d'arte se c'è n'è uno), viene trovata uccisa. Era l'amante del braccio destro del presidente e Tomás Arizmendi, giornalista dal grande passato e dal tristo presente, ci scrive su un pezzo non rileggendolo bene e, in qualche modo, facendo intendere che il mandante dell'omicidio sia stato proprio il braccio destro del presidente. Ecco, era meglio se non lo faceva. Da qui parte una lunghissima serie di eventi che coinvolge anche gli amici di infanzia di Tomás, ora con ruoli importanti nel governo e nella società messicana, che insieme iniziano a dipanare tutti gli intricatissimi fili politici di questa situazione, rischiando allegramente la pelle a ogni pagina. E poi il finale, va be', quello non si può certo dire. 

coverQuello che si può dire, oltre alla costruzione di altissimo livello dell'intreccio e degli inghippi sottostanti, è il fatto che Jorge Zepeda, giornalista di lunga data che, finalmente, ha potuto togliersi qualche macigno dalla scarpa, ha attaccato un palloncino areostatico al piede della struttura profonda e l'ha fatta levitare in superficie. Mi spiego meglio. Nel percorso generativo del buon Greimas (mutuato dalla teoria generativista del buonissimo Chomsky), la struttura elementare della significazione – quella a partire da cui si costruisce il quadrato semiotico (che NON è questo) – o livello profondo, è lo schema generale delle articolazioni possibili di una categoria semantica, tipo natura vs cultura o cose così. (Ehi! Basta sbadigliare, ho quasi finito). Il passaggio al livello superficiale avviene tramite la narrativizzazione delle strutture profonde, dunque la loro messa in discorso, dunque l'arricchimento progressivo delle categorie semantiche tramite antropomorfizzazione (i personaggi), azioni e trasformazioni (la corruzione politica, i rapporti di amicizia, eccetera). Tutto quello che è e ha senso, secondo questi generativisti, si dà in questo modo, e in nessun altro. Bene. 

Metaforizzando un po' questa partizione, la struttura profonda de I corruttori –  e quindi l'articolazione logica della categoria semantica superficiale, e quindi i rapporti di forza tra le parti politiche e amicali – è talmente evidente da trasparire chiaramente sotto la sua messa in discorso ("siamo in Messico, Tomas è un giornalista fallito, Amelia è il capo dell'opposizione e sua vecchia amica, quattro paladini della libertà si mettono insieme per risolvere il caso eccetera"), rendendo di fatto universale la storia, lasciando al lettore, quasi incoraggiandolo, la possiblità di applicarne la struttura profonda anche ad altre messe in discorso ("siamo in Italia, Travaglio andò da Luttazzi col libro contro Berlusconi, ci fu l'editto bulgaro eccetera") e via discorrendo. Mi sembra una cosa molto grossa, adesso che ci penso. 

Ho sempre pensato che dire che i luoghi comuni sono sempre veri sia un luogo comune e, per questo, sempre vero. I corruttori è un grande luogo comune – tutto il mondo è paese – ed è sempre vero. E la sua forza sta nel dirlo in 360 pagine dalle quali non riesci a staccarti, perché ci ritrovi dentro il tuo mondo, qualunque esso sia. 

Jorge Zepeda Patterson – I corruttori – Mondadori 2015 – 360 pagine – diciotto euro

 

Jacopo Cirillo

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