Julio Cortázar – Correzione di bozze in Alta Provenza

Ecco Cortázar che esce dalla pancia di Fafner, il drago wagneriano del tesoro dei Nibelunghi,
per l'occasione travestitosi da furgoncino Volkswagen

 

Leggendo Cortázar, avendo letto un bel po’ di Borges e, grazie soprattutto a Sur, tanti altri autori meravigliosi, mi viene da pensare alla letteratura sudamericana come una letteratura totale, completa, sfaccettata. I suoi protagonisti si sono occupati e hanno scritto di tutti gli aspetti legati alla produzione narrativa; hanno attualizzato l’intero spettro di virtualità che costituisce l’intorno e i confini della pratica letteraria.

Hanno raccontato storie vere costruite per sembrare false, storie false costruite per sembrare vere, storie così spudoratamente false da diventare esercizi di stile sulla verità, storie di uomini che riscrivono parola per parola il Don Chisciotte cambiandolo senza cambiarlo. Hanno scritto di loro stessi come autori, come lettori e come uomini, hanno scritto di libri e di lettori, si sono inventati mondi fantastici pieni di animali, piante, cronopi, biblioteche infinite, sogni dentro altri sogni dentro altri sogni. Hanno scritto del mondo, hanno mescolato finzione e attualità, hanno parlato di loro e hanno parlato di ciò che vorrebbero essere. Insomma, tutto il cucuzzaro. Ma perché? Che cosa li spinge a farlo, a essere onnicomprensivi, al voler scrivere tutto per essere al centro di tutto?

Secondo me il motivo è soprattutto uno, e si capisce bene leggendo Correzione di bozze in Alta Provenza di Julio Cortázar, il secondo titolo della nuova collana littleSUR.

coverLa storia è semplice: Cortázar scrive un libro in cui racconta di Cortázar che corregge le bozze de Il libro di Manuel, scritto da Cortázar (ci sono un sacco di simulacri nella frase che ho appena scritto). Partiamo da un’idea di base: l’autore empirico, il Julio Cortázar in carne e ossa, appena finisce di correggere le bozze del suo libro e le manda in stampa, diventa completamente irrilevante. Abbandona il suo libro e lo regala al mondo, ai lettori, ai nostri discorsi. E noi ci possiamo fare quello che ci pare, fregandocene bellamente di Julio Cortázar e di quello che voleva dirci con quel libro. La letteratura è affare privato tra i libri e i lettori. E questo Cortázar lo sa bene. Infatti, in Correzione di bozze in Alta Provenza, Cortázar prova a trasformarsi in un lettore. Come dice Juan Villoro nell’introduzione al libro,

Correzione di bozze propone una circostanza ineludibile e raramente narrata: il momento in cui l’autore si trasforma nel primo fruitore della propria opera e cerca di leggerla come se fosse un altro.

Poi vabbè, non ce la fa, non ce la può fare costitutivamente perché è costretto e maledetto a scrivere del suo tentativo, ritrasformandosi subito in autore, diventare un po’ come il mostro finale negli arcade degli anni ’80: l’autore Julio Cortázar che scrive di un altro autore, tale Julio Cortázar che, poverino, prova a mettersi in discorso come lettore, il lettore Julio Cortázar, mentre corregge le bozze di un quarto personaggio, che mi pare si chiami Julio Cortázar. È un po’ il circolo della letteratura, che tende a pisciarsi nelle scarpe, come dire.

Ma torniamo a quello che si diceva all’inizio. Secondo me, la cosa che hanno in comune molti degli autori sudamericani è la tensione verso l’essere lettori, prima che autori; quella tensione che fa dire a Borges di vantarsi dei libri che ha letto e non di quelli che ha scritto. Cortázar vuole essere lettore perché capisce la centralità assoluta di questo ruolo all’interno della produzione letteraria e culturale, e in lettore si trasforma nella correzione delle sue bozze. Scrivendo un libro in cui è il personaggio principale che cerca di identificarsi con noi, e non viceversa. Con un drago (per l'occasione travestito da furgoncino Volkswagen) per amico. 

Julio Cortázar – Correzione di bozze in Alta Provenza – SUR 2015 – 64 pagine – sette euro

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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