LRNZ – Golem

Corre l'anno 2030,
e mi ritrovo che di anni quasi ne ho 60,
il mio pizzetto è grigio,
e di capelli sono senza
e Ambra è il primo presidente donna. Uhuu!

 

Ho voluto iniziare con le immortali parole di J-Ax dalla hit "2030", composta dagli Articolo 31 e datata 1996. L'ho fatto innanzitutto per non dimenticare i maestri del passato e per riascoltarmela su Spotify, che è sempre un piacere. Secondariamente, il 2030 è anche l'anno in cui è ambientata Golem, la graphic novel di LRNZ. Ora, gli Articolo 31 erano avantissimi e quasi vent'anni fa scherzavano su cose che effettivamente sembravano troppo assurde per essere futuribili ma, allo stesso tempo, attingevano dalla cultura popolare di quel tempo e, dunque, risultavano comprensibilissime al vasto pubblico di quindicenni con la maglietta della Spaghetti Funk. 

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Il punto è proprio questo, secondo me. L'argomento "futuro distopico" è una roba talmente trasversale da essere, con la sua universalità, un paradossale evergreen, nonostante il tempo che passa e che, nel caso, smentisce. Adesso siamo nel 2015, Ax il pizzetto se lo tinge e Ambra fa i film. Tutto bene, quindi. Negli ultimi tempi, però, come spesso accade a cavallo dei secoli (e qua siamo pure a cavallo del millennio), l'umanità si trova a riflettere sulla propria estinzione e, da questo, iniziano a proliferare una serie di prodotti culturali legati da un lato ai supereroi deus ex machina che salvano il mondo incasinato dagli umani e dall'altro – penso per esempio alla serie tv Black Mirror, al Cerchio di Dave Eggers e, appunto, a Golem – a storie che danno alla distopia una nuova accezione, quella della plausibilità. La poetica del "ci può stare", insomma. Le storture del futuro derivano in maniera così naturale, quasi ineluttabile da quelle del presente, come se lo sviluppo della tecnologia avesse inscritta dentro di sé la propria devianza. Perché la tecnologia, come il capitalismo, opera per autoperpetuazione continua, ha la vocazione all'espandersi come unica possibile azione e unico possibile compimento. Si ride di meno ma sicuramente si pensa di più. 

Golem funziona così. Siamo nel 2030, in Italia. Il progresso ha un po' esagerato e gli italiani vivono in una bolla tecnologica che, provvedendo a tutto, non provvede di fatto più a niente ma, al contrario, costringe. Ragazze piatte che il giorno dopo tornano tettone grazie alla chirurgia estetica lampo, pubblicità dappertutto, bancomat che diventano lotterie e tutto il cucuzzaro. La solita storia: la libertà tanto promessa dallo sviluppo tecnologico diventa una prigione. E fin qui va bene, e il tutto è accompagnato da un'apparato grafico della madonna (LRNZ nasce illustratore) con diversi stili e diversi colori ad affiancare, e a volte addirittura a determinare la narrazione. Poi ci sono i ribelli, un ragazzino con un potere nascosto, una ragazzina che si innamora, misteri familiari, una possibile redenzione dell'umanità e il finalone.

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Soprattutto, dentro Golem ci sono un sacco di cose. Una miriade di dettagli su tantissimi livelli, da quello onomastico (i nomi sono stranissimi e tutti con precisi riferimenti) a quello grafico, c’è pure un’app da scaricare per rilevare elementi narrativi segreti nascosti nei disegni. Una botta di roba che, alla prima lettura, te ne perdi almeno la metà. Ma la cosa fatta per bene di Golem è che, anche se te ne perdi la metà, te lo godi lo stesso. Non ci sono dettagli prepotenti che ti obbligano a individuarli per proseguire con la lettura ma una pratica di arricchimento progressivo divertente da seguire e ammirevole da contemplare.

E poi è ambientato in Italia, a Roma, e questa non è una cosa da poco. Perché siamo abituati a collocare un certo tipo di narrazione in altre realtà socio/culturali come gli Stati Uniti e il Giappone e, facendolo invece a casa nostra, si rischia sempre di diventare stonati, poco credibili. Una sorta di eurocentrismo al contrario. E invece no, Golem in Italia ci sta benissimo e non suona male, come non suonano male i disegni che sanno di cultura orientale senza mai però affermarla o rischiare di dare alla storia un timbro e un tono che non ha e non deve avere.

Poi, certo, ti deve piacere il genere, devi stare concentrato sulle tavole, spesso complesse e molto piene e rischi di farti distrarre dall’architettura spettacolare dei disegni. Ma Golem è un fumetto che chiede tantissimo a se stesso e mi sembra anche giusto che chieda tantissimo pure a noi.

LRNZ – Golem – Bao Publishing 2014 – 280 pagine – venticinque euro

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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