Michael Chabon – Mappe e leggende

Quando un gruppo musicale fa la tracklist del suo disco in uscita, la cosa più difficile è decidere se mettere il singolone – il pezzo che tutti canticchieranno e che verrà associato imperituramente alla band – all'inizio, a metà o alla fine dell'album. Se lo mettono all'inizio, rischiano che l'ascoltatore, dopo essere passato alla (più brutta) traccia numero due, decida o di riascoltarsi la uno o, addirittura di spegnere tutto e giocare con i videogiochi. Se lo mettono alla fine, al contrario, lo stesso ascoltatore magari non ci arriva neppure, annoiandosi verso la quattro o la cinque. 

Un libro di saggi pone lo stesso problema: a che punto metto il singolone? Michael Chabon lo mette all'inizio e risolve il problema perché il primo saggio, Il briccone vestito di lustrini, è talmente grande, talmente, come dire, fondativo da illuminare tutto il resto. Come una torcia puntata in avanti.

MAPPELEGGENDE_3D1-e1360334359621Il saggio nasce come apologia dell'intrattenimento: si legge per intrattenersi e si scrive per intrattenere. Punto. Poi, effettivamente, si può

pontificare sull'impulso a raccontare storie […], profumare l’aria con una spruzzata di Jung. O addurre la formula di Kafka […], prendere in prestito da Abelardo o Koestler alcune sagge parole sul potere della letteratura stampate su una tazza. Ma alla fine tutto ricondurrebbe comunque all'intrattenimento, e al suo affabile scagnozzo, il piacere.

Oooh, finalmente! Estendiamo la definizione di intrattenimento a tutto quello che piacevolmente scaturisce dall'incontro tra un cervello e una pagina scritta. Anche perché, e Chabon ce lo ricorda benissimo, il senso originario della parola è quello del reciproco sostenersi, come lettore e scrittore fanno o dovrebbero fare. 

Poi Chabon va avanti, parla del racconto breve contemporaneo, della narrativa di genere e dei confini tra i mondi. E lo fa sempre saltellando, quasi zampillando qua e là, srotolando concetti e legandoli insieme, divertendosi e divertendoci, in quel mutuo sostentamento che ci offre e che noi, piacevolmente, raccogliamo.

A pensarci, allora, anche l'intelligenza di Michael Chabon è una torcia e, come ogni torcia, è democratica e ineluttabile: la punti dappertutto e illumina dovunque la punti. Lui prende un concetto qualsiasi, lo illumina e quello diventa una genialata. Quando è ispirato, e in questo libro lo è moltissimo, la sua scrittura e il suo modo di pensare, di concatenare concetti, illuminano dappertutto e fanno talmente tanta luce che a un certo punto o chiudi il libro o ti metti gli occhiali da sole.

Michael Chabon – Mappe e leggende – Indiana editore 2013 – 252 pagine – 17 euro e cinquanta

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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