Paolo Cognetti – Sofia si veste sempre di nero

Qualche tempo fa mi è capitata tra le mani la mia tesi dell’università, vecchia ormai di cinque anni. Ovviamente, essendo un mattone illeggibile, sono corso direttamente alla fine, i ringraziamenti.

I ringraziamenti li scrivono un po’ tutti, come catarsi, come ricordo, come summa degli ultimi anni da studente. E sono una cosa strana. Immaginatevi: uno ha appena battuto 500 pagine in pochi mesi, ha studiato, ha ragionato, ha letto tantissimo, si è sforzato. È al massimo della sua capacità produttiva, con il cervello svelto e ben allenato. E deve imprimere su carta, nel modo più efficace e celebrativo possibile i suoi anni dell’università, gli anni più belli della vita. E lo fa sempre con una sequenza scollegata di aneddoti.

Una serie di storie, appoggiate l’una accanto all’altra, che raccontano momenti diversi, persone diverse, tempi diversi. Non c’è nessun bisogno, nessuna urgenza di unirle, di spiegare come si intersecano, perché in fondo i raccordi non contano nulla. Ricordi, non raccordi!

Ogni storia è un centro nervoso, un ganglio, collegato a tutti gli altri tramite filamenti narrativi talmente deducibili, talmente funzionali (nel senso deteriore del termine) da diventare superflui. Se i ringraziamenti finali nelle tesi spiegano qualcosa, di certo spiegano questo: il modo migliore per raccontare la propria vita è attraverso una sequenza apparentemente scollegata di storie.

Ecco la grandezza del libro di Paolo Cognetti – oltre al fatto di essere scritto magnificamente –  un oggetto che non è né un romanzo, né una raccolta di racconti, ma semplicemente il modo migliore possibile per raccontare una vita. Sofia, la mamma, il babbo, la zia, gli amici, i semplici conoscenti, le comparse, tutte srotolate attraverso una serie di storie che non sono collegate in maniera esplicita tra loro perché semplicemente non se ne sente il bisogno. I raccordi sono tutti all’interno delle storie stesse. 

Ma c’è di più. Mentre lo leggevo continuava a venirmi in mente It di Stephen King. Non c’entra nulla, eh, ma come nel romanzone del Maestro, tutto il libro è impregnato di un’urgenza narrativa fortissima, del bisogno quasi fisico di dovere e volere raccontare tutte le storie. Ogni personaggio che appare, anche il figlio della vicina di casa della mamma di Sofia, ha generosamente un bel po' di spazio per sè. 

Questo libro funziona come la vita. E la vita, come dice il tale, è una cosa meravigliosa.

Paolo Cognetti – Sofia si veste sempre di nero – minimum fax 2012 – 203 pagine – quattordici euro

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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