Simone Sarasso – Invictus

Che noia la storia romana. Troppi nomi, troppe date, troppi fatti. E troppi eroi, ammantati della porpora imperiale ma soprattutto della polvere della storia, che li rende invincibili e leggendari, esagera i loro meriti e insabbia le grandi cadute. Se l'avete sempre pensata così, se era il sussidiario quello che rendeva il vostro zaino più pesante dell'edizione integrale della Recherche di Proust con copertina rigida e cartonata, il nostro Simone Sarasso, come sempre, accorre in vostro aiuto.

Invictus, sottotitolo Costantino, l'imperatore guerriero, racconta appunto della storia romana dal 293 al 337 d.C., condensando in quasi seicento pagine un sacco di fatti e di nomi: Costanzo, Diocleziano, Costantino, Galerio, Massimiano, Massenzio, Licinio e così via. Ma non è affatto noioso, anzi. Tralasciando il fatto che con tutte le cose che si imparano lì dentro potete tenere banco nelle conversazioni dei prossimi dieci aperitivi  – "ah, quel Negroni mi ricorda di quella volta che Crispo, il figlio dell'Augusto Costantino, si bevve un'otre intera di cervogia e fece il furbino con quella rossa stabularia" -, resta però da capire dove stia la bellezza e l'interesse del libro. Resta da capire perché 592 pagine siano facili da scolare come le birrone che si facevano i Cesari con gli Augusti.

Secondo me la questione sta tutta nella citazione in copertina di Giancarlo De Cataldo: la storia di ieri raccontata con gli strumenti narrativi di oggi. Solo che c'è di più: il lessico, le figure del discorso e lo svelamento. Perché tutte le avventure di Costantino sono raccontate da una voce narrante del tempo (continui riferimenti a Giove Pluvio e a tutto il pantheon nelle digressioni extradiegetiche, metafore coeve al periodo storico eccetera), spogliata però da tutti gli orpelli propri della grande ricostruzione storica. C'è Costantino che dice: Questo è l'impero, bellezza, Cavolo! o addirittura Fatti i cazzi tuoi! 

Io ci credo che i romani, al tempo e al netto della traduzione dal latino, si esprimessero davvero così. E questa è la chiave di tutto, perché Simone Sarasso ha provato – ed è riuscito – a raccontare le bellezze e le ignominie di un passato non più luccicante, ma presente (nel senso della sua presenza ai nostri occhi, come quando dici: "hai presente?"). E gli eroi sono eroi perché se lo meritano oggettivamente, e i cattivoni pure. Per rispondere alla domanda iniziale: perché questo libro è più divertente di un tomo di storia? Perché, pur trattando vicende di 2000 anni fa, è un libro sulla contemporaneaità del potere. E sul fatto che davanti alle stesse cose, tutti reagiamo, e parliamo, allo stesso modo. Come il padre, così il figlio. E l'antenato.

Simone Sarasso – Invictus – Rizzoli 2012 – 592 pagine – otto euro e ottanta

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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