Tito Faraci – Nato sette volte | Fabio Viola – Diva futura

Nell'immagine, una delle primissime forme di contrappunto, in cui l’elaborazione del canto piano partiva da un andamento parallelo per intervalli di ottava, quinta e quarta

Mi ricordo bene la prima volta che sentii parlare di Indiana Editore, come mi ricordo bene il primo libro che lessi di Indiana Editore, che era Sinapsi di Matteo Galiazzo, che me lo ricordavo altrettanto bene ai tempi della gioventù cannibale, e mi sembrò una bella operazione culturale. Poi venne fuori che avrebbero tradotto Mappe e leggende di Chabon e intanto usciva il libro di Eleonora C. Caruso e tutte questi stimoli contemporaneamente alzarono l'asticella di un bel po' di tacche. Ecco, da pochi giorni sono usciti in libreria due nuovi libri della collana Tracce, quella curata da Matteo B. Bianchi, che, in maniera diversa ma complementare, trattano di musica e dintorni. I due libri sono: Nato sette volte di Tito Faraci e Diva futura di Fabio Viola e, letti uno di seguito all'altro, fanno un bel contrappunto. 

Intanto sono due libri che si leggono in streaming: appena li inizi poi li finisci subito, senza stoppare e senza fastidiosi buffering, non ci vogliono i sottotitoli e la qualità è in ultra HD (stampa nera su pagina bianca, altro che). Se poi devi andare un attimo in bagno puoi portarteli dietro oppure, addirittura, lasciarli in stand by senza temere che si riavviino o nessun altro inghippo tecnologico di sorta. Ah, e, come dicevo prima, sono un bel contrappunto l'uno con l'altro. Mi spiego meglio.

John Rahn, che è un campione del mondo e un professorone di composizione e teoria della musica, diceva

È difficile scrivere una bella canzone. E' ancora più difficile scrivere canzoni indipendentemente belle le quali, riprodotte contemporaneamente, suonano come un tutto polifonico ancor più bello. La struttura interna creata da ognuna delle voci separatamente deve contribuire alla struttura emergente della polifonia, che a sua volta rinforza e commenta le strutture delle voci individuali. Il modo in cui si arriva a questo è il contrappunto.

Stessa cosa: quando crei una collana così ben definita, che tratta di un argomento così sinestetico, già è difficile proporre libri indipendentemente belli, più difficile ancora è pubblicare libri che, letti "contemporaneamente" (da intendersi uno dopo l'altro, o comunque con la consapevolezza che fanno parte della stessa composizione), contribuiscono alla stessa struttura emergente della loro polifonia. E come si fa a rendere questa cosa possibile? Io penso che sia una questione appunto di complementarietà. L'universo di riferimento è così ampio che la combinazione di questi due libri riesce a riempirlo tutto, partendo dagli estremi e avvicinandosi nel mezzo. In più, il contrappunto è anche un grande frattale di ciascuno dei due libri. Ma andiamo nello specifico. 

 

natosetteNato sette volte, di Tito Faraci

Contrappunto dicevamo. La cosa grossa di questa operazione è che, anche all'interno di questo romanzo, ci sono due voci separate che contribuiscono alla struttura emergente della polifonia. In poche parole: la storia racconta di Luca, padre separato (maluccio), con i figli che hanno "qualche" daddy issue nei suoi confronti, che vive a Milano e che decide, di punto in bianco, di riformare i Litania, il gruppo new wave che aveva da giovane, all'università di Pavia. Da questa premessa partono due timeline, una presente, con gli sforzi di Luca di ricontattare i vecchi amici persi di vista da una vita, e una passata, con gli sforzi di Luca di mettere insieme il gruppo, promuoverlo, farlo suonare, fare successo, vivere di musica. Le narrazioni procedono in parallelo e toccano tutti gli aspetti possibili di questi due momenti dell'esistenza, tanto lontani quanto vicinissimi, quasi coincidenti. A leggere bene, la forza che innerva tutto il libro è proprio quella che cerca di far combaciare i due lembi, l'impossibile pretesa di stiracchiare in avanti e indietro i piani temporali per fonderli e crearne uno, migliore della loro somma. Il contrappunto, dicevamo. 

Ma c'è di più. Perché, inizialmente, Nato sette volte (ah, si intitola così perché ogni sette anni tutte le cellule del nostro corpo muoiono e si rigenerano, determinando, di fatto, una nuova esistenza biologica. Il protagonista ha 49 anni, e dunque), dicevo Nato sette volte sembra una storia leggera e divertente che accompagna un giovane cresciuto a suo malgrado nella sua missione contro il tempo. E andrebbe già benissimo così, eh, ma, come in una partitura musicale, in certi punti il tono si abbassa, si incupisce, si rivolta inaspettatamente con due colpi di scena che, effettivamente, non ti aspetti e che danno una profondità che cambia colore, e timbro, a tutta la narrazione, rendendola adulta. Ecco, è proprio questo: il ritmo (il pace della narrazione, come mi diceva Don Winslow) segue la vita di Luca: all'inizio è leggero e spensierato, come un fuorisede a Pavia che si veste sempre di nero e non riesce a tenersi il pisello nei pantaloni, poi cresce, si complica, si inspessisce e si arricchisce di nuovi elementi nel suo dispiegarsi, proprio come quando l'università finisce, fuorisede non lo sei più, ti sposi, i figli, la separazione e tutto il cucuzzaro. 

In più fa molto ridere, ci sono un sacco di riferimenti a Milano (per chi ci vive o ci ha vissuto un po') e una manipolazione di categorie e credenze classiche che ti porta a sbirciare dentro al cesso di un quasi cinquantenne che, mentre sta cagando, si intorta le tipe via Whatsapp e si fa due risate leggendo le minacce del suo editor. Non il vostro classico padre di famiglia, non il vostro classico romanzo sulla musica. Per fortuna. 

 

31406927_brindiamo-alle-tracce-0Diva futura, di Fabio Viola

Ecco, qui parliamo di tutt'altro, ma parliamo anche della stessa cosa, visto il contrappunto tra i due libri. La storia è quella di un malcapitato ragazzo italiano che fa il professore a Osaka e vive con Maki, una quarantenne (che dimostra vent'anni) completamente fuori di testa che da grande vuole fare l'icona pop e, visto che in Giappone non c'è modo di riuscirci, decide (perché è lei che decide, lui segue, un po' come un direttore d'orchestra o un compositore che mette le dinamiche dove gli pare a lui), decide dicevo di andare prima a Roma, città natale del fidanzato, e poi a Milano per i provini di The Voice. Ora, in questi viaggi succedono un sacco di cose che mettono insieme armonicamente la loro assurdità e la loro estrema plausibilità. Come dire, è talmente strano che è vero. Maki è talmente avanti che ha fatto il giro ed è tornata indietro per prendersi a calci nel culo. Comunque, tra una versione porno reggae in un gruppo di sballoni del Pigneto e una performance equivoca in uno strip club di Crescenzago, Maki (nome d'arte: Maky Lovely) va dritta per la sua strada, ignorando maestosamente il povero fidanzato che si porta appresso come traduttore e interprete e poco altro. Delle volte si fa anche trombare, per carità, ma senza porvi particolare attenzione.

Qui le voci che si intrecciano sono talmente diverse l'una dall'altra da creare una polifonia davvero strana. Perché la voce del protagonista, che si sente continuamente, visto che Maki non sa parlare italiano ed è lui che deve fare le sue veci in ogni conversazione, anche lavorativa, è talmente flebile da essere totalmente cannibalizzata da quella di Maki, che non parla mai ma ogni suo gesto, in realtà, urla. Il silenzio di chi parla sempre fa da sfondo al rumore di chi non parla mai. E le azioni del fidanzato, il suo continuo muoversi tra Osaka, Milano e Roma, il suo sbattersi nel cercare bazze e contatti alla sua dolce metà vengono bellamente annullate da ciò che Maki, alla fine della fiera, riesce a portarsi a casa. Tutto quello che lui ha fatto, ed è stato tanto, risulta completamente inutile, e dunque superfluo per lei, come una canzone carina – si sente che il compositore si è impegnato un sacco a farla – che dopo averla sentita un paio di volte ti passa di mente, senza lasciare una minima traccia dentro di te. 

 

Tito Faraci – Nato sette volte – Indiana 2014 – 126 pagine – nove euro e cinquanta

Fabio Viola – Diva Futura – Indiana 2014 – 142 pagine – nove euro e cinquanta

 

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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