Valentina Camerini – Il secondo momento migliore

Partiamo da un dato di fatto: questo è un libro che non mi dovrebbe piacere. Che non mi sarebbe dovuto piacere. E invece. 

Non mi sarebbe dovuto piacere perché parla di un periodo – quello a cavallo tra liceo e università – abbastanza vicino da ricordarmelo perfettamente e abbastanza lontano da non averci più niente in comune. E usa quel linguaggio, che riconosco ma che non è più il mio. 

"Io leggo altra roba", mi verrebbe da dire. Poi leggo questa roba e mi piace. E allora rifletto sul genere: chiunque di noi ha un genere preferito, ma nessuno legge solo quello. E per fortuna, mi verrebbe da aggiungere. Il genere è una categoria editoriale, più che lettoriale, i lettori sono schizofrenici, divorano di tutto. Poi, ovvio, se potessi mangerei esclusivamente pizza tutti i giorni, ma il mio corpo e il mio spirito hanno bisogno di una dieta equilibrata. Stessa cosa. 

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Abbandoniamo allora allegramente i pregiudizi e raccontiamo la storia di tre ragazzi che diventano amici, poi litigano, poi si fidanzano, poi si sfidanzano, cercano lavoro, i genitori si separano, si fanno i cannoni e mille birre alla sera eccetera. Ma non è questo il punto. Il punto è che questo è un libro al negativo: non dovrebbe piacermi, ma mi piace. È triste, ma alla fine non è triste affatto. Parla di adolescenti ma non è scritto per adolescenti. Ti promette una cosa, non la mantiene ma tu non riesci ad arrabbiarti perché la cosa nuova è meglio di ciò che ti aspettavi, sempre.

E poi c'è questo aspetto: di solito, quando leggo un libro e mi piacciono i personaggi, cerco sempre di immaginarmeli fisicamente, di modo da sovrapporre ai dialoghi scritti le faccette di chi parla. Ne Il secondo momento migliore i personaggi non vengono mai descritti fisicamente. Alcuni indizi sono disseminati qua e là, ma roba da poco (spalle larghe, capelli biondi…) ma nient'altro. È come se il libro volesse lasciare libera l'immaginazione dei lettori, è come se gli dicesse: il mio compito non è immaginare al posto tuo, ma sollecitarti a farlo. 

Perché se il primo momento migliore è leggere, il secondo è sicuramente immaginare. 

Valentina Camerini – Il secondo momento migliore – Feltrinelli 2014 – 288 pagine – 16 euro

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

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