Libri sul comodino

È iniziato il nuovo anno, e per i lettori un nuovo anno significa anche e soprattutto nuove letture.

Quindi ecco qui una carrellata di libri che la redazione di Finzioni Magazine sta leggendo o ha finito di leggere in questi primi giorni di gennaio. Valgono anche come consigli, ovviamente!

Andrea Camillo
Dopo aver aspettato tanto, ho deciso che Limonov (Adelphi) sarebbe stata la prima lettura dell'anno. Non l'ho ancora finito, ma già ho la certezza che sia stata la scelta giusta.
Didion (Saggiatore) l'ho scoperta grazie al Didion Day di Finzioni. Non la conoscevo e non mi piace non conoscere qualcosa che per altri è così importante. Babbo Natale mi ha concesso di rimediare.

Cecilia Lazzaroni
Ho iniziato l'anno in Italia, mentre i miei libri vivono a Bruxelles. Il primo libro dell'anno, regalo di una cara amica, l'avevo quindi scelto con cura prima di partire e aveva viaggiato con me: Atlante di un uomo irrequieto dello scrittore austriaco Christoph Ransmayr (Feltrinelli), una raccolta di racconti di viaggio  che lascia le vesciche sulle mani, la polvere nei capelli, il sale sulla pelle. Ma si tratta di storie brevi: per quando ho più tempo a disposizione e non voglio sprecare dei racconti, che mi si mescolerebbero nella mente, ho scelto un vecchio libro che non avevo ritenuto degno del trasloco a Bruxelles, e che aspettava una carezza circa dal il 2008: Le opinioni di un clown di Heinrich Böll (Mondadori). È la prima volta nella vita che leggo due libri contemporaneamente. Chissà quali altre audaci trasgressioni ha in serbo per me il mio 2016 letterario…

Antonella Airoldi
Il mio 2016 sarà un salto nel vuoto e per darmi forza ho voluto fare una cosa che non faccio mai: rileggere un libro già letto e soprattutto amato. Mi sono procurata l'edizione originale de La Campana di Vetro di Sylvia Plath, The Bell Jar. Mi sono fatta riprendere per mano da lei per essere poi trascinata nei vortici della sua mente: ogni volta è come risvegliarsi in un'altra galassia.

Elena Chiara Mitrani
Il mio primo libro del 2016 è stato Biliardino, di Alessio Spataro. (Bao Publishing, 2015).
In questa graphic novel c'è molto di più di un gioco da bar: attraverso le peripezie del suo inventore, Alexandre Campos Ramirez, si ripercorre la storia di Spagna ed Europa, a partire dagli anni '30. Esempio perfetto di come si possa partire dalla quotidianità per raccontare una grande storia, tutta colorata in rosso e blu.

Mareva Zoli
La mia prima lettura da grande è stata un libro di Stephen King. Avevo 8 anni ed ero a casa da scuola per una brutta febbre.
Oggi, a distanza di oltre ottanta opere pubblicate e a un mese dal mio trentatreesimo compleanno mi chiedo come sia possibile che lui sia ancora in grado di sorprendermi in questo modo.
Chi perde paga (Sperling & Kupfer, 2015) è la dimostrazione che la fantasia, per alcune persone, è davvero una fonte inesauribile di meraviglia.
Anche questa volta io son qui a sfogliare le pagine e a non capire come sia possibile una tale magia. 

Andrea Meregalli
Il primo libro che ho finito di leggere nel 2016 si intitola I Vangeli gnostici, Adelphi.
Aldilà della gnosi e dello gnosticismo – argomenti comunque interessantissimi – giungo a questo libro (e allo gnosticismo, in generale) via Borges; il libro, invece, giunge a noi nel 1945, via Nag Hammâdi, in Egitto, dove nel dicembre di quell'anno vengono rinvenuti, appunto, i Codici di Nag Hammâdi contenenti tra gli altri i vangeli gnostici di Tommaso, Maria, Verità e Filippo che compongono l'edizione Adelphi.
Il secondo libro del 2016 – che non ho ancora finito ma quasi – si chiama Monsieur Pain di Roberto Bolaño (Sellerio), è il secondo romanzo di Bolaño, scritto tra il 1981 e il 1982, dentro ci sono Vallejo e il mesmerismo e come tutti i libri di Roberto Bolaño è una BOMBA.
Il terzo libro del 2016 ammicca dal comodino: La rivelazione greca, Simone Weil, Adelphi.

Federico Tamburini
Carlo Rovelli, La realtà non è come ci appare
Perché non è mai troppo tardi per prendersi delle rivincite: anche tu come me avevi 4 in fisica? Ecco un libro che ti farà commuovere ed emozionare e che ti farà venire voglia di andare a bere una birra con Einstein, Planck e compagnia bella.

Marco Combi
Il mio primo libro del 2016? Marinai perduti di Jean-Claude Izzo (E/O). Marinai che inseguono il volto di una donna dietro a quello di un'altra donna, che inseguono un padre o che semplicemente scappano. Come in tutte le storie di mare abbondano whisky, vino e ricordi, ma questa è la storia di chi, abituato a navigare per sentirsi altrove, si trova da un giorno all'altro bloccato in un porto ed è costretto a fare i conti col proprio passato.

Elena Biagi
La storia dei tre Adolf di Osamu Tezuka (Hazar Edizioni)
Più che un mattone – o tre mattoni di quattrocento pagine ciascuno – un pilastro immancabile del manga giapponese. Tre storie parallele in cui giallo e romanzo storico si fondono per dare un unico messaggio di non violenza, contro ogni guerra.

Oriana Mascali
Solo bagaglio a mano di Gabriele Romagnoli (Feltrinelli) è un libro che avevo cominciato il 24 dicembre 2015 in una delle mie abituali e interminabili permanenze in aeroporto, e che ho volutamente deciso di sospendere e finire nel 2016. Perché è un saggio che parla della vita, dei viaggi, della vita come viaggio, e allo stesso tempo un invito alla leggerezza dell’essenziale.
E perché vorrei che il nuovo anno fosse proprio così, leggero, nel senso più profondo del termine.

Giovanna Iorio
Nakagami Kenji, Mille anni di piacere (Einaudi)
I bellissimi uomini della stirpe Nakamoto scontano per sette generazioni una colpa che li ha corrotti. Ho appena cominciato a leggerlo e lo trovo appassionato e vero.

Silvia Pelizzari
Il primo libro del mio 2016 è stato Io e Mabel di Helen MacDonald. Uscirà il 26 gennaio per Einaudi e ho avuto la fortuna di leggerlo in anteprima.
È un romanzo che mi ha stupita, non solo per la bellezza del lessico e per la storia avvincente (una donna decide di addestrare un astore in seguito alla morte del padre e al dolore e lo smarrimento che ne conseguono), ma anche per il modo in cui viene affrontato il tema del dolore, della perdita e della depressione. Gli intrecci sono mescolati alla perfezione e ci si trova incredibilmente attratti da questo rapace e dal legame che si crea con l’autrice. È come se crescessero insieme, nel corso delle pagine.

Il secondo è stato La vedova scalza, di Salvatore Niffoi (Adelphi). Mi guardava dalla libreria da anni, avevo anche provato a leggerlo ma dopo due pagine non mi aveva convinto. Non so cosa sia cambiato, forse sono cambiata io e sono cambiati i miei gusti, ma lo sto amando profondamente. Si sente il racconto di una terra arida, di povertà, di superstizioni, di cose semplici e rapporti profondi. Ci sono gli echi del Messico, di Joan Rulfo, del realismo magico e delle tradizioni locali. Sublime.

Giulia Muscatelli
Inizio il 2016 facendomi i fatti di Shalom Auslander e della sua famiglia con Il lamento del prepuzio (Guanda). Mi verrebbe da definire Il lamento del prepuzio un libro adorabile se non avessi una vocina nella testa che mi dice che adorabile è un aggettivo che può essere usato al massimo in presenza di un cucciolo di orso, allora mi viene da dire che è spassoso ma subito mi sento un adolescente. Forse potrei dire che stiamo parlando di un autore estremamente intelligente e consapevole, ma  così sembrerebbe la pagina culturale di un quotidiano locale. Probabilmente ciò che di più sincero mi viene da dire di questo libro, che ancora devo finire, è: Uhao! E allora vi dico solo di leggerlo. Leggetelo, tra le altre cose, per ridere; perché cosa c’è di più ironico degli stratagemmi che troviamo per sopravvivere alla nostra infanzia?

Eva Brugnettini
Ho iniziato il 2016 con 2 libri sul comodino, uno per il giorno e uno per la notte.
Opal, terzo della serie Lux, di Jennifer L. Armentrout (Giunti): perché a ogni Natale mi sparo una serie Young Adult, di quelle che se vuoi riuscire a dormire devi importi una volontà suprema per chiudere il libro. Lui é Deamon, un alieno, lei Katy, un'umana, e ovviamente tra i due scatta la classica storia d'amore impossibile (sì, un po' come lui vampiro-lei umana, di Twilightesca memoria, ognuno ha le sue manie), ma farcita di action, soprattutto in questa terza parte.
Per sentirmi più intellettualmente impegnata, mi sono messa finalmente su La strada di Cormac Mccarthy (Einaudi), Premio Pulitzer nel 2007, uno di quei libri che avevo nella libreria dei To-be-read dal 2012, e sono sinceramente estasiata di aver iniziato il 2016 con questo capolavoro. Post-apocalittico – rapporto padre-figlio – storia di sopravvivenza, questo è un libro che per qualche motivo ricorda i racconti biblici, ha il tono della parola scolpita nella pietra e della parabola che mostra il senso della vita. Fortunato chi deve ancora scoprirlo.

Davide Piccirillo
Osvaldo Soriano – Triste, solitario y final (Einaudi)
Perché parla di cinema, perché ritorna Marlowe. Perché leggerlo ti fa venire voglia di saperne di più su quegli attori che vedi nelle comiche in bianco e nero su qualche televisione regionale la domenica mattina. Perché quegli attori hanno fatto la storia del cinema e nonostante sia passato quasi un secolo, se perdi dieci minuti per guardarli, fanno ancora maledettamente ridere.

Eleonora Cocola
Come primo libro sul comodino ho Il lungo sguardo di Elizabeth Jane Howard (Fazi). Dopo aver letto il primo capitolo della saga dei Cazalet non avevo dubbi che questa autrice mi avrebbe fatto iniziare il 2016 splendidamente.

Jacopo Cirillo
Richard Bachman (Stephen King) – I Vendicatori (Sperling & Kupfer)
Quando sono in un periodo in cui devo scrivere, leggo molto più del solito. Quando sono in un periodo in cui devo scrivere molto più del solito, leggo King. I Vendicatori è un libro del 1996 che fa paurissima, è la storia di un paesino dell'Ohio che a un certo punto viene attraversato da un'ondata di violenza che sale tantissimo e fa altrettanto male. Il tutto con un sacco di disegnini e lettere scritte a mano tra le pagine. 

Michele Marcon
Il mio libro sul comodino (Allegro ma non troppo, di Carlo M. Cipolla, Il Mulino) è lì con un invito per il 2016 di tutti: mettiamoci più pepe, ragazzi (e ragazze). Inoltre quest'anno cerchiamo di fare un po' più umorismo e un po' meno ironia.

 

La Redazione

Menino vanto altri delle pagine che hanno scritte; il nostro orgoglio sta in quelle che abbiamo letto

2 Commenti
  1. @José-Dominique Grazie mille, do un’occhiata più che volentieri. Ho finito il libro ieri e voglio leggere assolutamente tutto di Carrère e su Limonov.

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