John Sinclair, poeta stupefacente

Lo scrittore Alberto Prunetti, che già ci aveva regalato le sue cronache del rum e i suoi incontri allucinati, ci offre oggi a "Reading on drugs" il ritratto di un personaggio – poeta, ribelle, icona – che vale davvero la pena conoscere. Un personaggio davvero stupefacente…

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John Sinclair, chi è costui? Tanto per cominciare, un tipo che si chiama come una varietà di ganja (per essere precisi: prima venne Sinclair e poi l'erba prese il suo nome). Volete altri dettagli? L'unico tizio vivente a cui John Lennon abbia dedicato una canzone. Troppo poco? Uno che è riuscito a far cambiare la legge dello stato del Michigan per il possesso individuale di marjuana. Non vi arrendete? Uno che è stato il manager degli MC5, meravigliosi guastatori prepunk del rock'n'roll, complici di Iggy Pop nei primi concerti del Michigan nei tardi anni Sessanta, autori di pezzi di un rock punkeggiante da paura, roba da insegnare agli Who e ai Led Zeppelin. Ne volete ancora? Il portavoce delle White Panthers, il gruppo di studenti bianchi che appoggiavano negli anni Settanta le Pantere Nere. Basta.

Diciamolo chiaro e tondo: John Sinclair è una leggenda vivente delle controculture dai tardi anni Sessanta a oggi. L'ho conosciuto prima attraverso i suoi libri (che ho tradotto in edizione italiana per Stampa Alternativa: Guitar Army e Va tutto bene/It's All Good, entrambi con bellissime copertine di una delle migliori matite della controcultura italiana, Matteo Guarnaccia) e poi di persona attraverso la sua musica, o meglio attraverso le sue scorribande poetico-musicali accompagnato dai Blues Scholars, ascoltati alcuni anni fa nell'improvvisato palco di una ex scuola elementare in disuso, in mezzo a un bosco.

Non lo incontravo da tempo, però, e le uniche notizie che avevo avuto da lui lo davano vittima di un furto in Spagna. Ma non era vero! La sua mail era stata piratata e qualcuno al suo posto si era messo a chiedere soldi a mezzo mondo, mentre l'ignaro John se ne stava in Inghilterra dietro a qualche stupefacente progetto.

Per dire quanto il mondo è piccolo, voglio raccontarvi questo piccolo episodio. A giugno, mentre camminavo  per le strade di Amsterdam, l'ho incontrato per caso lungo una strada. Altissimo, occhiali e barbetta bianca, vestito di nero col cappello stile Black Panther. Era lui, un'icona della controcultura nordamericana. Mi è apparso come un fantasma semiotico e come sia finita potete immaginarvelo, magari facendo un salto al mitico 420 Café di Amsterdam Centre… considerando che il nostro John, per non farsi mancare anche questo titolo, è uno dei giurati onorari dell'unico tribunale che non ha mai tentato di condannarlo: la Cannabis Cup

Alberto Prunetti

La Redazione

Menino vanto altri delle pagine che hanno scritte; il nostro orgoglio sta in quelle che abbiamo letto

3 Commenti
  1. Un buon articolo! Sono un lettore da Detroit, e sono d’accordo- penso che John è un tipo geniale. Mi ricordo lui degli anni sessanti e i concerti con le MC5 ed anche parlato con lui qualche volti più recentemente sulla letteratura (André Breton e l’arte surrealista). Lui ha un diploma (Masters degree) de letteratura inglese e ha una abilità o una facilità con le parole e la poesia che sembra da più al una canzone jazz che da un poema ordinario. Bravo per l’articolo, sinceramente, un nuovo lettore- Robert

  2. sono un’amante del blues ed è stato attraverso un programma sul blues di gianluca diana che l’ho scoperto e mi ha folgorata per la sua capacità affabulatoria che ti seduce anche se non comprendi il testo. poi ho comprato “It’s all good” e ho apprezzato anche la sua poesia, i suoi saggi-biografie, le sue testimonianze crude e intransigenti di un pezzo di storia americana, la sua filosofia e, sopratutto, la sua coerenza di uomo, anti-intellettuale e grande musicista, perché la sua voce è musica, i versi ritmo. l’articolo riesce a farlo immaginare a chi legge, ce lo fa “vedere”…