Speeding up “On the Road”: Jack Kerouac

Faster, faster, until the thrill of speed overcomes the fear of death!
(Hunter S. Thompson)

Anfetamina: in inglese comunemente conosciuta come speed, in tedesco blitz. I suoi effetti fisici includono iperattività, pupille dilatate, irrequietezza, secchezza delle fauci, tachicardia, bradicardia, ipertensione, febbre, vertigini, insonnia, palpitazioni ecc. Sintetizzata per la prima volta nel 1887, esplode negli anni trenta con il nome commerciale di benzedrina. È ampiamente usata da tedeschi, americani e inglesi nel corso della seconda guerra mondiale specialmente nelle file dell'aviazione: corpi e cervelli che tentano disperatamente di stare al ritmo di un'accelerazione macchinica sempre più spinta. Davvero forse «la storia progredisce alla velocità dei suoi sistemi d'arma». E noi semplicemente cerchiamo di starci dietro. La benzedrina è esattamente questo: un acceleratore di particelle.

Finita la guerra, la benzedrina non si ferma. Trova nuovi usi, nuove strade, nuove macchine, nuove velocità. E sarà la 1949 Hudson lanciata da costa a costa, la macchina da scrivere e gli assalti  allucinati contro la polizia sulle spiagge di Brighton. On the Road, scritto in un'apnea di 20 giorni, è il manifesto dello speed: velocità e benzedrina. «Sentivo la sua macchina da scrivere rumoreggiare senza un'attimo di pausa, salivo, e lo guardavo incredula mentre cercava di districarsi nel bel mezzo di un manoscritto lungo trenta piedi. Due settimane dopo leggo il libro finito, che era diventato un rotolo spesso tre pollici e un unico paragrafo continuo, senza spazi nè interlinea, lungo 120 piedi. E ho capito subito che era la cosa migliore che avesse mai scritto.» Spingere l'acceleratore fino al punto in cui la punteggiatura si perde, le convenzioni sintattiche si spezzano e la prosa può fluire assassina, spinta dai pistoni meccanici della macchina da scrivere. Ecco la "prosa spontanea" di Jack Kerouac. Ed è forse l'unica prosa possibile per la storia di due persi su autostrade dove motore e uomo si fondono in un'unica macchina morbida zigzagante.

Kerouac aveva visto l'altro lato dello speed, della velocità e della droga: macchina da guerra fatta per uccidere quando è presa nella morsa dello stato e dell'esercito, ma anche proiettile di ribellione e di fuga. I suoi rivoluzionari sono junkies e barboni del dharma, pazzi e poeti proiettati a velocità che sfuggono al controllo. We give and take and go in the incredibly complicated sweetness zigzazzing every side. L'esperienza dello speed è il motore letterario di On the Road a tutti i livelli: l'accelerazione della benzedrina compone il testo dall'interno e dall'esterno, è nel movimento rapido della Hudson di Neal, nel rumore assordante dei tasti di Jack, nella prosa assatanata che brucia i punti le virgole e i semafori. On the Road è speed, km/h, spazio fratto tempo: È ora esattamente una-e-quattordici – devo tornare esattamente alle TRE-e-quattordici per un'ora di parole insieme io e te allora prima che se ne vada questo minuto devo vestirmi, mettermi i pantaloni, tornare alla vita, cioè alla vita fuori, la strada e chissà che altro, come abbiamo detto, sono le una-e-QUINDICI e il tempo corre Sal, corre.

Octavio Paz: «Il significato ultimo dell'uso di droghe nel nostro tempo è ora più chiaro: è una critica del procedere incessante del tempo lineare e la nostalgia (o il presentimento) di un qualche altro tipo di temporalità.»  Esterica del beat, raggiungere una velocità tale da anticipare sempre di un soffio la lancetta dell'orologio, fuggire a tavoletta dalla temporalità monotona e lineare dell'ufficio, della scuola, dell'ospedale, di tutte le istituzioni in cui il tempo non scorre ma si conta drop by drop. Un'altra esperienza del tempo, non un vuoto da riempire di occupazioni o una merce da svendere sul mercato del lavoro ma un'energia che ci percorre e ci unisce in un fluire organico di acqua, succhi e sputo. Michaux: «Dopo otto ore cioè un secolo passate nell'accelerazione costante della mescalina, il tessuto del tempo iniziava finalmente a strapparsi. Anche quando il mondo sembrava essersi fermato una volta per tutte non potevo smettere di pensare pensare queste variazioni queste variazioni di intensità, di velocità queste variazioni. Nel mio stato una montagna in tutta la sua stupidità, una montagna attraversata da rivoli cascate pozze stagnanti geyser e getti d'acqua mi capirebbe meglio di un uomo.» Spingiamo ancora un po' e siamo già al 1972: Hunter S. Thompson, un peso massimo,  una macchina da gara, nella prossima puntata.……………

Amedeo Policante

Amedeo Policante

Si procaccia da vivere seguendo la transumanza d'inesistenti fondi di ricerca e rivendendo le preziose pelli in cambio di nitrokegs e perline di vetro. Ama i segugi, le ragazze che fan bolle con le chewing gums, Ivan Illich e un pò di stirner. A sua discolpa, ha una ciotola ed è bellissimo.

3 Commenti
  1. Ciao, sai dirmi dove hai letto che Hitler si faceva di metanfetamine 8 volte al giorno? Non avendo mai approfondito l’argomento hilter-droga ho solo letto che usava stimolanti, anfetamine, in giro per internet.

    Qualcosa di piu specifico sarebbe muy interessante! Grazie mille, ciao!