
Recensioni / La Guerra dei Dieci Anni di Alessandro Marzio Magno
Tutti noi abbiamo un’idea più o meno vaga di cosa sia successo in ex-Jugoslavia negli anni 90. Una guerra lunga, assurda e atroce, come tutte le guerre. Questa però ha qualcosa “in più” di tante guerre.
Ha dei primati. Dopo la seconda guerra mondiale, dopo i “mai più” è qui che si è consumata nuovamente “la prima volta”, anzi, tante “prime volte”, come l’assedio di Sarajevo, il più lungo della storia, dopo c’è solo il mito con Troia. O gli orrori della pulizia etnica che prepotente ha cambiato la demografia della Krajina svuotandola prima dei Croati, poi dei Serbi. Ne La guerra dei dieci anni – Jugoslavia 1991-2001, di Alessandro Marzio Magno e altri autori, 11 euro, 560 pagine, vengono raccontati i fatti, in maniera imparziale, denunciando le atrocità commesse da tutte le parti. Serbi, serbo-croati, croati e mussulmani di bosnia. Kosovari e macedoni. Tanti. Tanti conflitti, un tutti contro tutti che in un momento si è concretizzato in quattro conflitti contemporanei in cui cinque eserciti si combattevano. Se il nome Srebrenica evoca dei sinistri ricordi nessuno sa che accadde a Vukovar. Non vengono negate le responsabilità dei vari capi di governo Jugoslavi e dei principali attori internazionali. Corte biografie aiutano a delineare la psicologia degli uomini che questa guerra l’hanno creata e spinta oltre l’estremo. Milosevic, Tudjman, Izebtegovic e molti altri.
Il libro è ben scritto e a tratti estremamente coinvolgente, ha però una lettura a volte difficile per i tantissimi (difficili) nomi e tantissimi fatti accaduti che vanno intrecciandosi ed accavallandosi. Ma d’altronde non si può raccontare la complessità che in maniera complessa. Aiutano i vari indici tra cui il dramatis personae e la cronologia. Grossa mancanza, a cui chi volesse leggere deve assolutamente rimediare, è una dettagliata cartina geografica dei balcani meridionali, indispensabile per capire dove si sono concentrati i fatti. Dalle pagine del libro emerge anche una teoria sul perché di questa guerra, una guerra di civiltà, tra popolazione geograficamente mescolate ma spiritualmente divise, che sulla spinta di antichi odii e rancori e di un furente nazionalismo ha trasformato quella che un tempo veniva indicata come la terra della convivenza nel teatro del più crudele conflitto della storia europea del dopo nazismo.
Fabio Paris




